«Dover spendere in fretta queste grandi risorse e farlo con regole particolari aumenta il rischio di infiltrazione criminale e di chine vuole approfittare». Lo sostiene il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, che sottolinea però anche il rischio «non meno grave, di spendere male questi fondi per incapacità e scarsa attenzione e quindi di buttar via risorse destinate alle nuove generazioni».
«Non solo bisogna controllare, ma occorre anche supportare le stazioni appaltanti e prevenire le possibili distorsioni» sottolinea in un’intervista a La Stampa. Il pacchetto di misure con cui Busia intende contrastare il rischio di infiltrazioni criminali e di corruzione ed al tempo stesso spendere bene tutti i fondi europei, consisterebbe in un rating stile Ebay o Amazon, per dare un voto alle imprese e premiare la loro affidabilità. E poi la “Banca dati nazionale dei contratti pubblici” e tanta digitalizzazione. E ancora, meno affidamenti diretti dei lavori e più qualità dei compratori, assumendo i «giovani più meritevoli» in modo da rafforzare tutte le stazioni appaltanti chiamate ad un super lavoro per mettere a terra i 200 miliardi del Pnrr.
Per Busia occorre investire sulla digitalizzazione che «consente di semplificare» e garantire maggiore velocità e controllabilità e sulla Banca dati nazionale dei contratti pubblici «che ad oggi raccoglie già circa 60 milioni di contratti, un unicum europeo che ora viene preso a modello da tanti, dove vengono raccolti tutti i dati che progressivamente stiamo rendendo pubblici. Grazie al Codice identificativo gara (Cig) è possibile seguire tutte le fasi della gara d’appalto fin dal progetto iniziale».
Inoltre «grazie al casellario delle imprese, che raccoglie tutti i dati del singolo soggetto, possiamo verificare anche se una società è stata esclusa da una gara e magari se deve perdere una stellina come si usa sulle grandi piattaforme come Ebay o Amazon». Busia precisa quindi che «ogni miliardo speso in gare pubbliche vale 3 miliardi. Ed ogni miliardo genera tra 12 e 16 mila posti di lavoro. E poi c’è un indotto ulteriore che è quello di cambiare il mercato: il compratore pubblico prima del Covid pesava per il 14% del Pil europeo, una cosa enorme, ed è chiaro che questa forza pesa molto sul mercato e lo indirizza».
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