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Marco Zatterin (La Stampa): «Economia: la strategia della Fed danneggia l’euro»

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Cosa succede sul fronte dell’inflazione? Ne parla Marco Zatterin cercando di analizzare la questione tra le due sponde dell’Atlantico. «Il dollaro sale, l’euro scivola ai minimi da 15 mesi. Tutta colpa delle divergenze parallele fra le banche centrali», dice.

«Fra la Fed che si accinge ad aumentare i tassi di interesse per rispondere all’accelerata dell’inflazione», scrive su La Stampa.«E la Bce che dichiara di non volerlo fare, persuasa che il surriscaldamento dei prezzi da questa parte dell’Atlantico sia temporaneo e, comunque, che una stretta sul costo del denaro creerebbe oggi più danni che soluzioni. Ne consegue» sottolinea «che i mercati si tuffano ad acquistare la valuta a loro avviso destinata a rendere più».

«Nessuno è certo di fare la cosa giusta sebbene, date le premesse economiche e politiche, il senso della decisione sia piuttosto scontato. Il percorso, non le conseguenze. In altre parole, la banca centrale a stelle e strisce è convinta che un ponderato aumento dei tassi già nel 2022 possa essere salutare. Dunque, tira in quella direzione. L’Europa ha altro per la testa. Perché sono in molti a dubitare di Francoforte quando annuncia con convinzione di ritenere che l’inflazione al 4,1% sia fenomeno passeggero e che la sua missione statutaria – conservare l’inflazione al massimo al due per cento – possa essere attuata senza mettere mano ai tassi».

«I prezzi sono in tensione. Lo scenario di una rapida frenata dei prezzi è ritenuto anche minimalista. In casa Bce temono gli effetti di una stretta sulla ripresa e sui debiti diffusamente elevati. È naturale che rinviino “all’europea”, sinché possibile, la manipolazione dei tassi. Ma se è facile che New York decida prima di essere meno accomodante, ecco che il disallineamento fra i colossi economici europeo e americano potrebbe provocare un corto circuito».

«Gli analisti si attendono quanto meno volatilità dei corsi, mai una buona notizia. Scommettono sulla divergenza. Sulla determinazione americana e sulla Bce che presto o tardi sarà costretta a seguire. Cambiare può essere difficile. Non cambiare può risultare fatale. La scelta che attende New York e Francoforte è tutta qui. Nel frattempo, i mercati comprano dollari».

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