La denatalità non rappresenta soltanto una questione sociale, ma costituisce ormai una delle principali sfide economiche e produttive per il Paese. È questo il messaggio che Unione Italiana Food, associazione di Confindustria che rappresenta 530 aziende dell’industria alimentare italiana, ha voluto portare al centro della propria Assemblea annuale, chiedendo un’alleanza tra imprese e istituzioni per sostenere la genitorialità e rendere sempre più diffuse le politiche aziendali family friendly.
L’associazione, che riunisce aziende con un fatturato complessivo di 62 miliardi di euro, oltre 25 miliardi di export e più di 100.000 occupati, richiama anche l’attenzione sulle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha indicato la denatalità tra le priorità sulle quali l’Italia è chiamata ad agire con urgenza.
Denatalità e lavoro: uno scenario che coinvolge imprese e territori
Secondo i dati illustrati da Unione Italiana Food, dal 2008 l’Italia ha perso il 35,8% delle nascite. Le proiezioni ISTAT indicano che entro il 2050 la popolazione italiana scenderà a 54,7 milioni di abitanti, mentre un cittadino su tre avrà più di 65 anni e quattro famiglie su dieci saranno costituite da una sola persona.
Parallelamente, la popolazione in età lavorativa perderà 7,7 milioni di persone, pari a quasi un quinto degli attuali occupabili.
Per il settore alimentare questo scenario produce effetti concreti già oggi. La difficoltà nel reperire operai specializzati supera infatti il 50% in diverse aree del Paese. Inoltre, nel solo 2024 oltre 93.000 italiani tra i 18 e i 39 anni hanno lasciato l’Italia, aggravando ulteriormente il problema della disponibilità di forza lavoro qualificata.
Nelle aree dove l’industria alimentare rappresenta uno dei principali motori economici, soprattutto nel Mezzogiorno, la denatalità rischia quindi di alimentare un circolo vizioso fatto di minori nascite, riduzione della forza lavoro, spopolamento e progressivo ridimensionamento delle filiere produttive locali.
Le imprese investono già su welfare e conciliazione
L’indagine realizzata da Unione Italiana Food tra le aziende associate evidenzia come molte imprese abbiano già sviluppato strumenti di welfare aziendale orientati alla genitorialità.
Tra le misure adottate figurano il rafforzamento dei congedi parentali fino al 100% della retribuzione, programmi di rientro dopo la maternità, smart working e strumenti di welfare integrato.
Nel corso dell’Assemblea, il presidente Paolo Barilla ha sottolineato la necessità di affiancare agli sforzi delle imprese un intervento strutturale dello Stato.
«L’industria alimentare ha sempre saputo leggere i cambiamenti della società e trasformarli in risposta concreta. L’abbiamo fatto con l’evoluzione dei consumi, con la crescita dell’export, con l’innovazione di prodotto. Oggi siamo di fronte a una sfida diversa per scala e urgenza: la transizione demografica richiede un patto tra imprese e istituzioni».
Successivamente ha aggiunto:
«Le nostre aziende si sono già mosse sui congedi, sul welfare, sulla flessibilità. Ma da soli non si chiude il cerchio. Abbiamo bisogno che lo Stato costruisca con noi un sistema stabile di incentivi perché la genitorialità diventi economicamente sostenibile per le famiglie e competitivamente neutrale per le imprese. La denatalità è una sfida nazionale, anche la risposta deve esserlo».
I numeri di Unione Italiana Food nel 2025
Nel 2025 le 530 aziende aderenti all’associazione hanno raggiunto un fatturato di 62 miliardi di euro, pari al 30% dell’alimentare trasformato italiano, con una crescita del 6,9% rispetto al 2024.
L’export ha registrato un incremento del 9,2%, raggiungendo 25 miliardi di euro, valore che rappresenta oltre il 42% dell’intero export agroalimentare nazionale.
I principali mercati restano Francia, Germania, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia.
Tra i comparti che hanno ottenuto le migliori performance figurano il dolciario (+6,6%), gli integratori (+3,4%) e i surgelati (+3%).
Come cambia il consumo alimentare con la transizione demografica
Secondo Unione Italiana Food, la transizione demografica sta modificando profondamente anche il modo di acquistare e consumare gli alimenti.
Famiglie più piccole, popolazione più anziana e crescita delle persone che vivono sole stanno cambiando la domanda di mercato, orientandola verso prodotti con maggiore valore di servizio, praticità e qualità.
L’associazione evidenzia che il settore investe ogni anno circa 3 miliardi di euro per innovare prodotti, processi e filiere.
Tra gli esempi riportati figurano la crescente diffusione delle monoporzioni nel comparto del caffè, l’aumento dei consumi di surgelati, lo sviluppo di prodotti alimentari ad alta densità nutrizionale per la terza età, l’espansione del mercato degli integratori e l’introduzione di nuove varianti funzionali della pasta, arricchite con proteine, fibre e omega-3.
Secondo l’associazione, queste innovazioni potrebbero trasformarsi in un vantaggio competitivo anche sui mercati internazionali, accompagnando altri Paesi europei che nei prossimi anni dovranno affrontare una transizione demografica analoga.
Le richieste alle istituzioni: incentivi e servizi per sostenere la natalità
Per affrontare il problema della denatalità, Unione Italiana Food propone un patto con le istituzioni articolato su due direttrici principali.
La prima riguarda il sostegno alle imprese attraverso strumenti come la decontribuzione strutturale durante maternità e paternità, incentivi alla stabilizzazione dei lavoratori genitori e sistemi di premialità certificata per le aziende family friendly, con l’obiettivo di rendere la genitorialità economicamente sostenibile sia per le famiglie sia per chi investe nei propri dipendenti.
La seconda direttrice riguarda invece il rafforzamento delle infrastrutture sociali, attraverso l’ampliamento dei posti negli asili nido pubblici e privati accreditati e l’adeguamento degli orari scolastici alle esigenze delle famiglie che lavorano.
Secondo l’associazione, senza un sistema di servizi capace di accompagnare concretamente la genitorialità, anche gli incentivi economici rischiano di risultare insufficienti ad affrontare una crisi demografica destinata ad avere effetti sempre più rilevanti sul lavoro, sulla competitività delle imprese e sulla tenuta dei territori.








