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BCE, il rialzo dei tassi e l’impatto reale sui mutui | L’analisi di Daniele Scatassi

Il rialzo dei tassi della Banca Centrale Europea non si traduce automaticamente in un aumento identico per tutti i mutui. È questa la prima distinzione da fare dopo la decisione del 10 settembre, con cui la BCE ha aumentato i tre tassi di riferimento di 25 punti base, pari a 0,25 punti percentuali.

Dal 16 settembre il tasso sui depositi salirà al 2,50%. La decisione risponde alle pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente e ai rincari energetici. Il quadro vede inoltre la BCE prevedere un’inflazione media del 3% nel 2026.

«Per chi sta cercando casa, la notizia richiede una verifica, non una rinuncia automatica», afferma Daniele Scatassi, imprenditore immobiliare e presidente di Building Production Holding. «Non bisogna minimizzare il costo del credito, ma neppure interrompere un progetto sulla base di un titolo. Prima di decidere se acquistare o aspettare, occorre capire che cosa cambia davvero per il proprio bilancio».

Mutuo fisso e variabile: perché il rialzo BCE non pesa allo stesso modo

La situazione cambia a seconda del tipo di finanziamento. Chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso non subisce modifiche al tasso contrattuale per effetto della decisione della BCE.

Per i mutui a tasso variabile, invece, l’impatto dipende dal parametro di riferimento previsto dal contratto, spesso l’Euribor, e dalle scadenze di aggiornamento. Di conseguenza, il modo in cui un eventuale rialzo incide sulla rata va verificato nelle condizioni del singolo finanziamento.

Anche per chi deve ancora accendere un mutuo bisogna guardare alle offerte effettivamente disponibili. I tassi proposti dalle banche dipendono infatti dalle condizioni di mercato, che possono anticipare le decisioni della BCE, oltre che dalle caratteristiche dell’operazione.

Per questo non è corretto aggiungere automaticamente 0,25 punti percentuali a qualsiasi preventivo ottenuto in precedenza. Occorre richiedere un preventivo aggiornato.

Quanto può cambiare una rata da 150 mila euro

Un esempio indicativo consente di misurare meglio la differenza. Su un mutuo di 150.000 euro in 25 anni, con rate mensili e ammortamento alla francese, un tasso annuo nominale costante del 3,50% produce una rata di circa 751 euro.

Con un tasso del 3,75%, mantenendo invariati capitale e durata, la rata sarebbe invece di circa 771 euro. La differenza è quindi di circa 20 euro al mese.

Il calcolo esclude spese accessorie, imposte e assicurazioni. Inoltre, non rappresenta un’offerta bancaria né una previsione degli effetti del rialzo deciso dalla BCE.

«Non dobbiamo considerare quella differenza trascurabile per tutti», precisa Scatassi. «Per una famiglia può essere sostenibile, per un’altra può incidere su un equilibrio già delicato. Il punto non è convincere le persone che l’aumento sia piccolo, ma aiutarle a capire se l’acquisto resta compatibile con le loro possibilità. La rata massima che si può ottenere non è necessariamente quella con cui si vive serenamente».

La sostenibilità del mutuo viene prima dell’importo massimo ottenibile

Prima di assumere impegni economici per l’acquisto di una casa, diventa quindi opportuno aggiornare la valutazione del finanziamento con la banca o con un professionista del credito.

L’importo concedibile dipende dalla capacità di rimborso e dalla valutazione dell’immobile. Una simulazione, inoltre, non equivale a un’approvazione.

Nel definire il budget bisogna considerare anche i risparmi necessari per la quota non finanziata, le spese legate all’acquisto e una riserva destinata agli imprevisti.

TAEG e PIES, cosa guardare quando si confrontano i mutui

Anche il confronto tra le diverse proposte richiede di andare oltre il solo tasso pubblicizzato. Il TAEG, Tasso Annuo Effettivo Globale, comprende gli interessi e molte delle spese accessorie, pur escludendo alcuni costi, come quelli notarili.

Il PIES, Prospetto Informativo Europeo Standardizzato, descrive invece le condizioni della proposta personalizzata. Consente quindi di confrontare le offerte su basi omogenee.

Sono elementi che acquistano particolare importanza in una fase nella quale una variazione dei tassi di riferimento può alimentare l’incertezza nelle famiglie che stanno valutando l’acquisto di un’abitazione.

Comprare casa adesso o aspettare?

Resta una delle domande principali per chi sta valutando un acquisto: conviene aspettare?

Non esiste una risposta valida per tutti. La BCE ha ribadito che le prossime decisioni verranno prese sulla base dei dati, riunione dopo riunione, senza assumere in anticipo un impegno su un determinato percorso dei tassi.

Non esistono quindi certezze che consentano di promettere un finanziamento più conveniente nei prossimi mesi. Allo stesso modo, non ci sono elementi per sostenere che sia necessario acquistare immediatamente.

«Aspettare può essere la scelta giusta se serve ad accumulare risparmi, rafforzare la propria situazione economica o chiarire le esigenze abitative», osserva Scatassi. «Ma dovrebbe essere una decisione motivata. Allo stesso modo, procedere con l’acquisto può avere senso quando l’immobile risponde alle necessità della famiglia e il finanziamento è sostenibile, senza dover confidare in futuri ribassi dei tassi per riuscire a pagare le rate».

Entrate, spese e liquidità: i numeri da cui partire

La valutazione deve dunque partire dalla situazione personale. Vanno considerate le entrate, le spese ricorrenti, gli altri debiti, la liquidità disponibile e i costi dell’abitazione.

Chi valuta un tasso variabile deve verificare anche la propria capacità di sostenere eventuali rate più elevate. Per chi possiede già un mutuo, invece, il primo riferimento resta il contratto sottoscritto, da esaminare con la propria banca in caso di dubbi.

È qui che il tema del rialzo dei tassi torna alla sua dimensione concreta. La questione non riguarda soltanto l’andamento generale del costo del denaro, ma la sua compatibilità con il bilancio familiare e con un progetto abitativo sostenibile nel tempo.

«La casa non dovrebbe essere acquistata per paura che domani costi di più, né esclusa per una preoccupazione che non è stata verificata», conclude Scatassi. «Una buona scelta nasce dall’incontro tra esigenze reali e numeri sostenibili. L’obiettivo non è comprare a tutti i costi: è acquistare una casa senza perdere la tranquillità».Il rialzo dei tassi della Banca Centrale Europea non si traduce automaticamente in un aumento identico per tutti i mutui. È questa la prima distinzione da fare dopo la decisione del 10 settembre, con cui la BCE ha aumentato i tre tassi di riferimento di 25 punti base, pari a 0,25 punti percentuali.

Dal 16 settembre il tasso sui depositi salirà al 2,50%. La decisione risponde alle pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente e ai rincari energetici. Il quadro vede inoltre la BCE prevedere un’inflazione media del 3% nel 2026.

«Per chi sta cercando casa, la notizia richiede una verifica, non una rinuncia automatica», afferma Daniele Scatassi, imprenditore immobiliare e presidente di Building Production Holding. «Non bisogna minimizzare il costo del credito, ma neppure interrompere un progetto sulla base di un titolo. Prima di decidere se acquistare o aspettare, occorre capire che cosa cambia davvero per il proprio bilancio».

Mutuo fisso e variabile: perché il rialzo BCE non pesa allo stesso modo

La situazione cambia a seconda del tipo di finanziamento. Chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso non subisce modifiche al tasso contrattuale per effetto della decisione della BCE.

Per i mutui a tasso variabile, invece, l’impatto dipende dal parametro di riferimento previsto dal contratto, spesso l’Euribor, e dalle scadenze di aggiornamento. Di conseguenza, il modo in cui un eventuale rialzo incide sulla rata va verificato nelle condizioni del singolo finanziamento.

Anche per chi deve ancora accendere un mutuo bisogna guardare alle offerte effettivamente disponibili. I tassi proposti dalle banche dipendono infatti dalle condizioni di mercato, che possono anticipare le decisioni della BCE, oltre che dalle caratteristiche dell’operazione.

Per questo non è corretto aggiungere automaticamente 0,25 punti percentuali a qualsiasi preventivo ottenuto in precedenza. Occorre richiedere un preventivo aggiornato.

Quanto può cambiare una rata da 150 mila euro

Un esempio indicativo consente di misurare meglio la differenza. Su un mutuo di 150.000 euro in 25 anni, con rate mensili e ammortamento alla francese, un tasso annuo nominale costante del 3,50% produce una rata di circa 751 euro.

Con un tasso del 3,75%, mantenendo invariati capitale e durata, la rata sarebbe invece di circa 771 euro. La differenza è quindi di circa 20 euro al mese.

Il calcolo esclude spese accessorie, imposte e assicurazioni. Inoltre, non rappresenta un’offerta bancaria né una previsione degli effetti del rialzo deciso dalla BCE.

«Non dobbiamo considerare quella differenza trascurabile per tutti», precisa Scatassi. «Per una famiglia può essere sostenibile, per un’altra può incidere su un equilibrio già delicato. Il punto non è convincere le persone che l’aumento sia piccolo, ma aiutarle a capire se l’acquisto resta compatibile con le loro possibilità. La rata massima che si può ottenere non è necessariamente quella con cui si vive serenamente».

La sostenibilità del mutuo viene prima dell’importo massimo ottenibile

Prima di assumere impegni economici per l’acquisto di una casa, diventa quindi opportuno aggiornare la valutazione del finanziamento con la banca o con un professionista del credito.

L’importo concedibile dipende dalla capacità di rimborso e dalla valutazione dell’immobile. Una simulazione, inoltre, non equivale a un’approvazione.

Nel definire il budget bisogna considerare anche i risparmi necessari per la quota non finanziata, le spese legate all’acquisto e una riserva destinata agli imprevisti.

TAEG e PIES, cosa guardare quando si confrontano i mutui

Anche il confronto tra le diverse proposte richiede di andare oltre il solo tasso pubblicizzato. Il TAEG, Tasso Annuo Effettivo Globale, comprende gli interessi e molte delle spese accessorie, pur escludendo alcuni costi, come quelli notarili.

Il PIES, Prospetto Informativo Europeo Standardizzato, descrive invece le condizioni della proposta personalizzata. Consente quindi di confrontare le offerte su basi omogenee.

Sono elementi che acquistano particolare importanza in una fase nella quale una variazione dei tassi di riferimento può alimentare l’incertezza nelle famiglie che stanno valutando l’acquisto di un’abitazione.

Comprare casa adesso o aspettare?

Resta una delle domande principali per chi sta valutando un acquisto: conviene aspettare?

Non esiste una risposta valida per tutti. La BCE ha ribadito che le prossime decisioni verranno prese sulla base dei dati, riunione dopo riunione, senza assumere in anticipo un impegno su un determinato percorso dei tassi.

Non esistono quindi certezze che consentano di promettere un finanziamento più conveniente nei prossimi mesi. Allo stesso modo, non ci sono elementi per sostenere che sia necessario acquistare immediatamente.

«Aspettare può essere la scelta giusta se serve ad accumulare risparmi, rafforzare la propria situazione economica o chiarire le esigenze abitative», osserva Scatassi. «Ma dovrebbe essere una decisione motivata. Allo stesso modo, procedere con l’acquisto può avere senso quando l’immobile risponde alle necessità della famiglia e il finanziamento è sostenibile, senza dover confidare in futuri ribassi dei tassi per riuscire a pagare le rate».

Entrate, spese e liquidità: i numeri da cui partire

La valutazione deve dunque partire dalla situazione personale. Vanno considerate le entrate, le spese ricorrenti, gli altri debiti, la liquidità disponibile e i costi dell’abitazione.

Chi valuta un tasso variabile deve verificare anche la propria capacità di sostenere eventuali rate più elevate. Per chi possiede già un mutuo, invece, il primo riferimento resta il contratto sottoscritto, da esaminare con la propria banca in caso di dubbi.

È qui che il tema del rialzo dei tassi torna alla sua dimensione concreta. La questione non riguarda soltanto l’andamento generale del costo del denaro, ma la sua compatibilità con il bilancio familiare e con un progetto abitativo sostenibile nel tempo.

«La casa non dovrebbe essere acquistata per paura che domani costi di più, né esclusa per una preoccupazione che non è stata verificata», conclude Scatassi. «Una buona scelta nasce dall’incontro tra esigenze reali e numeri sostenibili. L’obiettivo non è comprare a tutti i costi: è acquistare una casa senza perdere la tranquillità».

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