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Un’altra politica | L’analisi di Goffredo Buccini

“Dunque, reagire si può. Dopo una lunga cavalcata, iniziata a metà degli anni Dieci con la Brexit e il primo mandato di Donald Trump, sovranisti e populisti iniziano a inciampare nelle loro contraddizioni” – osserva Goffredo Buccini sul Corriere della Sera –.

“Troppo disastrose le condizioni dell’Ungheria, ridotta alla miseria dal regime cleptocratico di Viktor Orbán, per non indurre una popolazione esausta a girare pagina.

Troppo sfacciate le ingerenze russe in Romania per non generare un intervento della Corte costituzionale e un ricompattamento del fronte democratico.

Troppo instabile e pericoloso nel suo secondo giro alla Casa Bianca il presidente americano per non precipitare nel gradimento in patria e per non diventare criptonite per i suoi stessi alleati.

Il vento sta cambiando, si dice.

Ed è indiscutibile che ciò sia in parte vero.

Che l’insondabile onda degli umori collettivi stia mutando direzione rispetto al tempo in cui il populismo riempiva un cuore vuoto, deluso dall’insensibilità dei sistemi liberali.

Le menzogne, che per un decennio hanno gonfiato i cuori dell’elettorato, stanno mostrando le gambe corte, portando guerre, disordine e nuove povertà.

Tuttavia, in politica gli spazi vanno riempiti, altrimenti, caduto un Orbán se ne farà un altro.

La partita non è chiusa.

Ha tratti di imprevedibilità globale: l’erraticità di Trump ha contagiato l’intero ecosistema geopolitico.

È vero, tutto cambia in fretta.

Ma se le democrazie liberali mostrano resilienza, non sembra tanto per meriti propri quanto per demeriti degli avversari.

Il populismo tende a produrre autocrati che si isolano, perdono il contatto col popolo e s’infilano in errori imperdonabili.

Per i populisti esistono solo dicotomie e soluzioni semplici: purtroppo la realtà è assai più complessa.

Non è affatto detto che si realizzino gli scenari più estremi.

Ma le democrazie liberali devono diventare più reattive se vogliono resistere e recuperare terreno.

Garantire ai cittadini una nuova stagione di sicurezza, anche sociale.

Si tratta di salvare con pragmatismo ciò che resta del welfare, coniugando sicurezza e solidarietà.

Solo la buona politica può compiere una simile operazione”.

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