Il nuovo shock energetico globale innescato dal conflitto in Medio Oriente sta colpendo l’Unione Europea, provocando un aumento dei costi di produzione e riducendo il reddito disponibile delle famiglie.
Tuttavia, secondo quanto si legge nell’editoriale di apertura delle “Previsioni Economiche di Primavera” della Commissione Europea, l’impatto macroeconomico complessivo sarà meno severo rispetto alla precedente crisi scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina.
Il testo evidenzia che le riforme strutturali degli ultimi anni, il boom delle energie rinnovabili e la netta riduzione del consumo di combustibili fossili offrono oggi all’Europa uno scudo fondamentale.
Nello scenario delineato, se le condizioni di fornitura si normalizzeranno in tempi rapidi, la crescita registrerà un rallentamento senza però subire un arresto, mentre la discesa dell’inflazione dovrebbe riprendere nel 2027.
La Commissione lancia inoltre un chiaro avvertimento sui bilanci pubblici.
Le misure di sostegno contro il caro energia, costate il 2.2% del Pil tra il 2022 e il 2024, se prolungate e non mirate rischiano di alimentare l’inflazione.
Nel breve termine sono quindi ammessi solo aiuti rapidi e limitati per le famiglie e le imprese più colpite, mentre la strada maestra resta l’accelerazione della transizione verso un’economia meno dipendente dai combustibili fossili.








