Spero sia apra un confronto produttivo sul decreto-legge anti-delocalizzazioni. Questa la risposta della viceministra allo Sviluppo economico, Alessandra Todde, a Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, che ha giudicato la riforma come punitiva per le imprese. La viceministra 5 stelle, che sta scrivendo la norma con il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha sottolineato che «stiamo parlando di una bozza, non della versione definitiva».
L’intento del decreto, spiega la viceministra, è quello di «delineare un percorso di responsabilità sociale per aziende che non sono in crisi e decidono di chiudere attività produttive dopo aver ricevuto aiuti pubblici. Dobbiamo combattere la logica usa e getta», spiega in un’intervista al Corriere della Sera.
La norma «non ha alcun intento punitivo», rimarca Todde, per la quale «non è nemmeno corretto scambiare la politica industriale con la giustificazione di atteggiamenti predatori e non etici da parte delle imprese, come i licenziamenti last minute via WhatsApp».
Un’ipotesi al vaglio è l’introduzione di una sorta di black list delle aziende che delocalizzano. Si tratta di «far presente alle istituzioni chi ha preso soldi pubblici senza seguire le regole», spiega Todde, per la quale «è importante capire che per reindustrializzare o ricollocare serve tempo che va speso insieme tra azienda e istituzioni in un percorso ordinato».
E sul Green pass nelle aziende commenta così: «Tutti gli strumenti e tutte le vie di contrasto al Covid, nel rispetto della comunità scientifica, mi trovano favorevole». Ma la soluzione va trovata nella «concertazione tra aziende, sindacati e governo», aggiunge.
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