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Tito Boeri: «Bisogna pagare meglio le competenze di cui la P.A. ha bisogno»

Bisognerebbe pagare meglio le persone di cui si ha bisogno. Il ‘male italiano’ del lavoro di qualità scarsamente retribuito è uno degli argomenti dell’intervista a tutto campo, rilasciata dall’ex presidente dell’Inps Tito Boeri alla Stampa. “Laddove non è possibile reclutare le persone di cui si ha bisogno – dice Boeri – occorrerebbe pagarle meglio. Basterebbe dare all’Agenzia, che si occupa dei rinnovi contrattuali per conto dello Stato, il compito di negoziare con i sindacati una struttura retributiva tale da attrarre le competenze di cui c’è bisogno”. Oggi lo Stato dà lavoro a tre milioni di persone, meno del 15 per cento degli occupati, contro una media dei trenta Paesi Ocse del 18%. In Italia tanta parte del lavoro dello Stato è esternalizzato, come nel caso ad esempio dei Caf e dei patronati. L’ex presidente dell’Inps sottolinea che “per paradosso, meno lo Stato funziona, meglio è per loro e per chi li gestisce”. Sul fronte del carico delle pensioni (nel 2021 ci saranno più pensionati che dipendenti attivi, Boeri afferma che “non è stata una buona idea introdurre Quota cento e mi pare pessima l’ipotesi di allungarne la durata. Si tratterebbe dell’ennesimo regalo a una ristretta cerchia di persone, in gran parte dipendenti pubblici. Il governo ha trovato la scusa dell’emergenza Covid, ma le persone che avrebbero bisogno di aiuto in questo momento sono ben altre: lavoratori precari o in piccole imprese nel turismo e nella ristorazione”. Sui ritardi nell’erogazione della cassa integrazione, l’economista afferma che, “se mettiamo a confronto il volume delle prestazioni erogate con il numero dei dipendenti, la produttività dell’Inps è più alta che in altri Paesi. I ritardi qui hanno altre cause. Se in Parlamento scrivi una norma che tenta di erogare in pochi giorni prestazioni che normalmente richiedono tre mesi – penso in particolare alla cassa in deroga – il pasticcio è sicuro. Il compito di chi guida le amministrazioni è presentarsi alla politica e dire fino in fondo la verità, per quanto difficile”. Secondo Boeri, “il governo dovrebbe iniziare a programmare sin d’ora come reclutare le trecentomila persone di cui avremo bisogno nei prossimi tre anni – dice ancora Boeri – ci vorrebbero test standardizzati per valutare anche le competenze trasversali e la motivazione a servire lo Stato, commissioni di esame retribuite invece – come è oggi – costrette a lavorare gratis. Al concorso Inps ho visto gente delle migliori università. La garanzia della stabilità dell’impiego e la possibilità di servire i cittadini nei primi anni di carriera possono attrarre i migliori. La tragedia del Covid ci ha insegnato che la qualità delle persone è essenziale: se all’ospedale di Alzano Lombardo o al Pio Albergo Trivulzio avessero avuto manager come il direttore generale dell’azienda sanitaria di Lodi avremmo pianto meno morti”.

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