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Sergio De Nardis (economista): «Poca fiducia nei mercati, per l’energia scatta l’autorità dirigista europea»

“La via per ridurre la domanda di energia (gas ed elettricità) scelta dall’Europa è quella dei razionamenti più o meno obbligatori.

In particolare, si chiedono o impongono contingentamenti dei tempi di utilizzo, nelle abitazioni e negli uffici, del gas per il riscaldamento e dell’elettricità (e, quindi, ancora del gas che ne è un’importante fonte di produzione) soprattutto nelle ore di picco”.

Lo sostiene l’economista Sergio De Nardis dalle colonne del magazine digitale Inpiù.net.

“Il piano europeo di austerità energetica viene deciso indipendentemente dal taglio della residua fornitura di gas da parte della Russia.

Se quest’ultimo si verificherà, ciò che è volontario diverrà obbligatorio e si adotteranno altre misure che verranno estese alle imprese.

L’austerità europea, quindi, ha fondamentalmente un obiettivo di riduzione della domanda di energia perseguito con provvedimenti di tipo amministrativo, che si verifichi o meno la totale chiusura del rubinetto russo.

Al contempo, in Europa si sussidia il consumo di energia attraverso ingenti interventi fiscali che sostengono, contenendo i prezzi finali, gli acquisti di tutti, non solo dei cittadini più deboli. Da questo comportamento apparentemente contraddittorio scaturisce una linea di intervento che cerca di influire contemporaneamente su quantità e prezzi” prosegue l’economista.

“L’Europa pro-mercato di ieri – quella della concorrenza e del ruolo non intrusivo dello stato – fa dunque un altro passo indietro: i segnali di prezzo si neutralizzano e la domanda viene regolata con controlli diretti. Una scelta dal sapore quasi venezuelano.

La sfiducia nei meccanismi di mercato, a cui a lungo si è creduto, è figlia dei tempi turbolenti che si stanno attraversando. La pandemia ne ha imposto la sospensione e il massiccio intervento statale che è seguito si è rivelato efficace, anche nelle sue forme meno nobili (bonus e aiuti).

La guerra ha portato nuovi stravolgimenti e i governi non se la sono sentita di traslare il pieno impatto dei rincari energetici su popolazioni appena uscite da una profonda recessione e vogliose di ripresa.

Hanno quindi preso una strada gravida – si sarebbe argomentato una volta – di distorsioni. La recessione è tutt’altro che evitata, ma non è detto che – come per la risposta alla pandemia – l’intervento a tutto campo non si riveli più efficace, rispetto a una soluzione di mercato, nel raggiungimento dell’obiettivo (riduzione di domanda) contenendo per quanto possibile i costi sociali.

Guardando alla prospettiva più lunga, si potrebbe affermare che queste decisioni sono la conseguenza di eventi straordinari e quindi transitori.

Non è tuttavia scontato che, se e quando verrà recuperata una normalità, il pendolo torni indietro. Le tendenze vincenti dell’offerta politica in Europa (e in Italia) non sembrano andare in questa direzione” conclude.

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