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Senza una riforma fiscale ampia e strutturale non si possono ridurre le imposte sul ceto medio | L’analisi di Pietro Reichlin

Sulle pagine della Stampa Pietro Reichlin sostiene che la riduzione delle imposte sul ceto medio, più volte promessa dal governo, è un obiettivo condivisibile ma difficilmente realizzabile senza una riforma fiscale più ampia e strutturale.

L’autore osserva che il peso principale dell’Irpef grava sui lavoratori dipendenti con redditi medio-alti, mentre il regime forfettario applicato a molti lavoratori autonomi crea una disparità di trattamento fiscale, mettendo in discussione il principio secondo cui chi guadagna la stessa cifra dovrebbe contribuire in misura analoga alle finanze pubbliche.

Secondo Reichlin, le riforme finora adottate, come la riduzione degli scaglioni Irpef e il taglio del cuneo fiscale, non sono state sufficienti a compensare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione.

L’editorialista evidenzia inoltre il dilemma politico del governo: ridurre le tasse senza coperture adeguate rischierebbe di creare problemi di bilancio, mentre riequilibrare il carico fiscale tra dipendenti e autonomi avrebbe un costo elettorale elevato.

Per questo giudica poco realistiche proposte come la flat tax generalizzata.

La soluzione, conclude Reichlin, passa attraverso un ampliamento delle basi imponibili e una maggiore equità del sistema fiscale, a partire da una revisione del catasto, da un rafforzamento delle imposte patrimoniali e di successione e da una lotta più efficace all’evasione e alle inefficienze delle imposte indirette.

Solo così, a suo avviso, sarà possibile alleggerire il peso fiscale sulle classi medie senza compromettere i conti pubblici.

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