Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Chiara Saraceno (La Stampa): «Cresce l’occupazione, ma solo per i contratti di lavoro a termine»

Cresce l’occupazione, ma solo per quanto riguarda i contratti di lavoro a termine. Lo sottolinea Chiara Saraceno, analizzando i dati sul lavoro e tracciando un quadro non del tutto positivo. «L’aumento dell’occupazione» spiega «non solo è ridotto in termini numerici – solo 237.000 occupati in più rispetto a un anno fa. Riguarda pressoché esclusivamente il lavoro dipendente con contratti a termine, che sono aumentati del 13,2% rispetto a un anno fa, a fronte di un misero 0,5 del lavoro a tempo determinato e a una diminuzione del 3% del lavoro autonomo».

«La lunga crisi provocata dalla pandemia, che ha colpito fortemente molti settori tradizionali di lavoro autonomo, sembra aver scoraggiato, non si sa quanto in modo definitivo, proprio una modalità di lavoro che ha a lungo caratterizzato il mercato del lavoro italiano ed ha anche costituito una alternativa più o meno illusoria alle difficoltà che in esso si incontravano: non solo artigiani e liberi professionisti, ma anche commercianti e piccoli imprenditori senza dipendenti», dice su La Stampa.

«Come spiegare allora l’aumento del Pil a fronte di un aumento dell’occupazione non solo modesto, ma con caratteristiche sempre più diffuse di precarietà, che certamente non favoriscono il benessere delle persone e la loro possibilità di fare progetti di medio-lungo periodo? Come giustificare le periodiche lamentele delle aziende sui lavoratori che non si trovano con il dato che i contratti che vengono offerti sono pressoché sempre a termine, con scarso investimento sul capitale umano?».

«Ci sarà anche uno scollamento tra domanda e offerta di lavoro, ma questi dati ci dicono che forse la domanda di lavoro non è così abbondante e, soprattutto è di breve termine. Si dirà che è illusorio pensare di tornare a un mondo in cui il lavoro dipendente, almeno nell’economia formale, era nella quasi totalità a tempo indeterminato e il lavoro autonomo, l’auto-imprenditorialità, come si scrive in molti documenti, uno sbocco possibile e appetibile».

«Ma se tornare al piccolo mondo antico, che per altro aveva i suoi scarti e i suoi punti ciechi, non è possibile, non è neppure accettabile, e forse neppure tenibile nel medio-lungo periodo, una modalità di ripresa fondata sulla precarietà di troppi e sulla creazione di sempre nuove disuguaglianze. Nei piani di ripresa, di politica ambientale, ma anche nelle necessarie misure di contenimento della pandemia, la questione di come contrastare la formazione e cristallizzazione delle disuguaglianze deve essere altrettanto centrale di quella di che mondo vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti».

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.