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[L’intervento esclusivo] Riccardo Ruggiero (Presidente Esecutivo Melita Italia): «L’effetto del Governo Draghi può attirare in Italia gli investimenti esteri. Sull’innovazione digitale possiamo passare dalle parole ai fatti. Milano può ambire ad essere la prima smart city d’Italia»

Sono trascorsi 12 mesi dall’inizio della pandemia, e la crisi economica che ne è derivata avrà conseguenze serie e durature per il tessuto sociale e imprenditoriale dell’Italia. 

La parentesi vissuta questa estate, con il calo dei contagi e la ripresa delle attività economiche, è stata troppo breve. 

Oggi i settori più colpiti sono quelli del turismo, dell’intrattenimento, della ristorazione, dei trasporti, tutto ciò che è legato al modello di vita che avevamo prima dove c’erano spostamenti continui. Altri settori invece ne hanno beneficiato, come il mondo digitale, la tecnologia, i farmaceutici.

Anche l’industria ha avuto pesanti contraccolpi per effetto della pandemia, basti vedere i risultati di fine anno. 

Molte aziende hanno avuto una presentazione dei conti con pesanti perdite, soprattutto nel settore dell’automotive e dei trasporti. 

Per fornire un esempio molto concreto, in Italia le persone hanno drasticamente ridotto (se non azzerato) l’acquisto di auto (con la conseguenza di un drammatico crollo di fatturato per l’intero settore rispetto al 2019). 

Questo non solo per il lockdown duro della prima fase della pandemia, ma anche per la scelta dell’Italia di gestire la pandemia con il sistema delle zone di rischio (colori) e la semiparalisi del settore viaggi.

All’abbattimento dell’acquisto di auto si è aggiunto un inevitabile forte riduzione dei servizi legati al settore. 

Ad esempio banalmente i tagliandi periodici. Anche l’indotto del settore automobilistico coinvolge purtroppo tantissime persone.

Non solo, ma con lo sblocco dei licenziamenti, se avverrà, ci sarà un effetto devastante sul settore del turismo, su quello alberghiero e su quello della ristorazione. 

In questo periodo le persone trascorrono la maggior parte del tempo dentro casa: non viaggiano, gli alberghi sono chiusi, e anche i pochi alberghi aperti hanno il personale ridotto al minimo.

Quindi è evidente che la gran parte delle imprese appena finirà il blocco dei licenziamenti si attiveranno per ridurre i costi.

Da un punto di vista finanziario, i mercati invece hanno assorbito l’impatto della pandemia, perché c’è ancora una importante liquidità sul mercato, gli operatori investono in borsa l’enorme massa monetaria che c’è. 

La Borsa di Milano ha raggiunto risultati che non si vedevano da molto tempo, questo perché molti investitori in parte si rifugiano sull’azionariato.

Una spinta importante alla ripartenza è rappresentata sicuramente dalla scelta di Draghi come Presidente del Consiglio. 

Tutti i Paesi esteri guardano ora con rinnovata fiducia all’Italia, perché i dubbi precedenti erano legati alla capacità della politica di utilizzare il Recovery Fund, di riuscire a rispettare i tempi e le modalità richieste dalla Commissione Europea. 

Stiamo vivendo sicuramente un “effetto Draghi”. 

Nella settimana in cui ha ricevuto l’incarico la Borsa Italiana ha fatto un balzo in avanti del +7%. 

Questo perché le borse hanno scommesso che il governo sarà capace di gestire al meglio i 209 miliardi del Recovery Fund per rilanciare il Paese. 

Di conseguenza, ora sarà possibile prevedere anche un effetto attrattivo per gli investimenti esteri in Italia. 

L’impegno di Draghi può fare da volano per gli investitori esteri. 

Se, come tutti sperano, questi 209 miliardi verranno usati per fare le riforme giuste per rilanciare il Paese, ammodernare la nazione, l’interesse per grandi investimenti in Italia sicuramente ci sarà.

In assoluto il mercato internazionale (da Londra, all’Europa, agli Stati Uniti, alla Cina a tutta l’area UAE) chiunque potrebbe mostrare interesse per l’Italia. 

Penso soprattutto al settore della ricerca, della medicina, delle infrastrutture. 

Il tema delle infrastrutture è fondamentale: se c’è un Paese in cui le reti di trasporto merci e passeggeri sono spaccate in due è proprio l’Italia. Fino all’arteria Roma/Napoli abbiamo una situazione migliore (che può ancora essere potenziata). Poi invece nel Sud si registrano problemi più grandi sotto questo punto di vista. 

Adesso bisogna prevenire il rischio di una svendita delle strutture alberghiere ai giganti internazionali. 

Purtroppo, come già accennato, il settore alberghiero è uno dei più colpiti: il numero degli alberghi aperti è ridotto e anche quelli aperti hanno clientela per una capienza del 10, massimo 15%, quando invece per avere un ritorno economico sufficiente alla sopravvivenza è necessario avere una capienza che si aggiri tra il 70 e l’80%. 

Purtroppo l’affluenza turistica è ridotta ai minimi termini.

Un grande aiuto a tutte le imprese può venire dal ruolo delle Istituzioni. La priorità per la ripartenza sono le riforme, che sono fondamentali e devono essere realizzate in maniera veloce ed efficace. 

Inoltre serve stanziare una serie di incentivi che aiutino le aziende italiane a rendere reale quella trasformazione tecnologica e digitale di cui si parla tanto, ma che molto spesso non si vede nella realtà. 

L’investimento nella trasformazione tecnologica di una grande azienda può essere fondamentale per accrescere la sua competitività a livello internazionale, il suo sviluppo e quindi la sua sopravvivenza. 

Il “Sistema Paese” deve garantire che siano messi realmente in atto quegli strumenti fondamentali per garantire la trasformazione di cui c’è bisogno.

Un discorso a parte va fatto per il mondo delle Telecomunicazioni, che vive un momento da un certo punto di vista positivo, perché la domanda, anche a seguito della didattica a distanza, è forte. 

Il problema che sta vivendo il mondo delle TLC è il tema della distribuzione commerciale. 

Per dare un esempio i negozi che commercializzano prodotti e servizi sono chiusi nelle zone rosse e faticano a garantire il giro di vendite che c’era in precedenza. 

Esiste infatti in Italia ancora un forte impulso commerciale sui canali tradizionali, il canale telefonico inbound e outbound, i negozi fisici (sia monobrand che multibrand) le agenzie. 

Certo, oggi la vendita avviene anche attraverso i canali digitali: il web, i comparatori, ma la media complessiva non supera il 25/30 per cento delle vendite. 

Ma c’è un’altra considerazione che occorre evidenziare riguardo l’effetto delle restrizioni per la pandemia: le persone escono meno e sono più restie ad aprire la porta di casa. 

Di conseguenza le agenzie che si occupano dello “street sales” hanno avuto una riduzione dell’80 per cento.

Un’altra considerazione riguarda i centri commerciali che anche in zona gialla sono chiusi durante i fine settimana. 

Ciò banalmente implica che nei giorni di potenziale maggior afflusso non si possono installare i corner per la diffusione e la vendita di prodotti telefonici. 

Tutto questo insieme di cose ha inciso in maniera negativa sul settore.

Riguardo le scelte strategiche del settore, la cosiddetta rete unica può sicuramente essere uno strumento molto importante per lo sviluppo della infrastruttura digitale. 

Ma è evidente che il problema vero sarà capire quale potrà essere la sua struttura, perché ci sono e ci saranno ostacoli regolatori, sia da parte delle autorità nazionali che di quelle Europee. 

E’ necessario capire una volta per tutte che l’Italia digitale passa in primis dallo sviluppo dell’infrastruttura digitale. 

Per sviluppare fibra a banda ultra-larga, l’Agenzia Digitale Europea ha chiesto di coprire almeno l’85% del territorio con la banda ultra larga, ossia a 100 megabit al secondo, mentre il resto del 15% può viaggiare a 30 megabit al secondo. 

Tutto questo doveva accadere entro il 2020. 

Per realizzare quanto sopra citato vuol dire coprire le aree A e B, le cosiddette aree di mercato, e le aree C e D, che sono considerate a fallimento di mercato, in gran parte con la fibra FTTH. In Italia.

Un altro elemento fondamentale da considerare è che in Italia anche per un fattore di morfologia del territorio è impossibile pensare di utilizzare solo una tecnologia di accesso a banda ultralarga, quindi l’FTTH, di conseguenza è necessario che si sviluppino come è giusto che sia, diverse tipologie di accesso come l’FTTC con fibra mista a rame, l’FTTC solo fibra, le connessioni radio FWA e dulcis in fundo internet satellite.

Riguardo a quest’ultima tecnologia di accesso negli Stati Uniti hanno  già cominciato a investire in maniera molto significativa Jeff Bezos, quindi Amazon, e Elon Musk. 

Per concludere, in Italia è impossibile colmare completamente il Digital Divide con un’unica tecnologia di accesso: ci vogliono almeno queste 4/5 tecnologie per accesso (Hybrid Access) per poter arrivare effettivamente all’obiettivo della copertura con banda ultra larga sull’85% del territorio nazionale.

L’altra cosa importante è che la rete digitale si deve accompagnare anche ad una trasformazione dell’infrastruttura di rete fisica, cioè dell’architettura di rete. 

Per dare qualche cifra: solo a livello urbano esistono 628 centrali, 10.500 centrali sub urbane, e circa 120 mila armadi ripartilinea.

Tutta questa rete fisica va trasformata. 

Quindi è necessario continuare nel percorso (già intrapreso da anni) di completamento della digitalizzazione dell’infrastruttura fisica di rete. 

Ovviamente questo richiederà un investimento importante.

La città di Milano, che pure è stata una delle più colpite dalla pandemia, può diventare il cuore della ripartenza. 

Infatti Milano può giocarsi la carta vincente di essere una delle prime città a diventare la smart city d’Italia, e quindi portare tutta una serie di servizi anche grazie al fatto che ha già una capillare  copertura di rete d’accesso FTTH e FTTC. 

Questo anche attraverso un’integrazione di questa rete con le reti 5G (la rete mobile ad alta velocità). 

Con infrastrutture fisse e mobili che sono la base per lo sviluppo di un ecosistema di servizi (cloud community, big data, intelligenza artificiale, telemedicina, smart working, robotica di precisione, ai processi di razionalizzazione delle supply chain) può diminuire molto l’impatto ambientale delle attività di consumo, la riduzione degli spostamenti fisici, favorire la digitalizzazione dei processi, sostenere la logistica, e sostenere la sicurezza del cittadino. 

Con tutto questo, Milano potrebbe avere accesso a fondi strategici ma soprattutto attirare capitali esteri.

Un’altra idea potrebbe essere quella di creare a Milano un centro di ricerca e sviluppo nazionale (con la collaborazione sia del settore pubblico che di quello privato), e che oltre ad attirare capitali esteri, possa attrarre talenti nazionali e internazionali, start up innovative, sviluppo di brevetti, copyright. 

Un centro di ricerca d’eccellenza proprio abbinato al tema dell’implementazione della città digitale.

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