«Proprio perché questo è l’anno della pandemia e siamo tutti preoccupati per le carenze nell’apprendimento che possono essere state causate dalle lunghe restrizioni per contenere il contagio del Covid-19, le prove Invalsi hanno ancora più ragione di essere effettuate come strumento in grado di fornirci i dati che ci diranno se i nostri studenti stanno raggiungendo gli obiettivi prefissati dal legislatore oppure no, e in che misura questo avviene». A dirlo è Roberto Ricci, responsabile dell’area Prove nazionali di Invalsi, che difende la bontà delle finalità dell’istituto. Ancora di più, spiega in un’intervista diffusa sui canali social, «perché le prove Invalsi, fornendo un dato ampio ed esaustivo, possono servirci a supportare le evidenze e dove riscontrassimo, appunto, delle carenze nell’apprendimento, ci permetteranno di andare incontro a quegli studenti che si sono rivelati più fragili a causa delle lunghe fasi di Dad».
Ricci spiega di condividere le preoccupazioni che da più parti sono state espresse per l’eventuale perdita di competenze degli studenti in questi dieci mesi che hanno messo la scuola tutta a dura prova. «La lunga chiusura ha creato problemi non irrilevanti – afferma -, che tutti noi dovremmo affrontare non cercando colpe ma soluzioni per aiutare gli studenti a superare le difficoltà. Ci tengo a precisare alcuni aspetti: cercare di capire che cosa è successo non è importante solo per capire i limiti della Dad, che è stata e sarà anche in futuro uno strumento utile. Ma dobbiamo individuare che cosa non siamo riusciti ad ottenere dalla Dad, in senso positivo. La Dad ha consentito di non interrompere il filo tra scuole e studenti quando eravamo costretti a casa, questo però non vuol dire che non ci siano stati apprendimenti che non sono stati persi».
Ricci fa quindi sapere che le prove Invalsi ci saranno e che rispetto a ciò tornano già utili le modifiche effettuate nel 2018 per la rilevazione. «Le scuole anche quest’anno, anche in questa occasione – osserva -, hanno dimostrato una capacità di reazione straordinaria, hanno reagito con solerzia, dedizione e impegno, tanto che nello svolgimento delle prove siamo in linea con quanto previsto dal calendario. Però non ci dobbiamo nascondere che questo è un anno particolare, per questo abbiamo pensato a delle flessibilità nella somministrazione delle prove e l’istituto si è organizzato per venire incontro alle esigenze delle scuole. Sì, abbiamo pensato a soluzioni organizzative più flessibili e più lunghe considerando che ci sono stati studenti che si sono trovati in condizioni di fragilità, alcuni più di altri».
«Già nel 2018 – spiega – Invalsi in base alle indicazioni ricevute dal legislatore ha riorganizzato le prove per dare loro una caratteristica che sarà fondamentale, cioè il fatto che i risultati saranno direttamente confrontabili con il passato. I confronti ci servono per capire che cosa non è stato possibile raggiungere al tempo della pandemia, capire che cosa è stato perduto e per chi è stato perduto. Alcuni Paesi ci hanno già dato dei dati sulle perdite che si ripercuotono sugli studenti in modo diverso. Gli allievi più fragili che provengono da contesti più fragili sono coloro che ne risentono maggiormente. Sono coloro che avranno più bisogno di aiuto, proprio per questo serviranno i dati. Mai come oggi aiutare chi è in difficoltà significherà aiutare tutto il Paese. Dobbiamo collaborare tutti alla formazione di nuove generazioni competenti, che significa dare la possibilità al Paese di affrontare un momento così difficile».








