Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Ritorna l’inflazione: l’Italia meglio dell’Ue, ma l’energia presenta il conto | L’analisi

A marzo i prezzi tornano a salire: +0,5% su febbraio, +1,7% su base annua. Numeri, a prima vista, quasi rassicuranti considerando che il mese scorso la variazione era stata +1,5%. Persino sobri, se confrontati con il resto d’Europa. Mentre l’eurozona risale al 2,5%, sospinta da un’energia tornata improvvisamente cara, Berlino sfiora il 3%, Madrid accelera oltre il 3% e Parigi si rimette in moto.

L’Italia si muove con passo felpato. Una buona notizia? Sì. Ma anche una di quelle buone notizie che arrivano con una nota a piè di pagina. Perché a guardare bene dentro i numeri, il quadro cambia. L’inflazione non sta semplicemente salendo: sta cambiando faccia. E come spesso accade, il regista è uno solo: l’energia.

Fino a ieri i prezzi energetici facevano da freno, oggi hanno deciso di premere sull’acceleratore. Il dato è quasi didascalico: da -6,6% a -2,3% su base annua, con un balzo mensile del 4,9%. In pratica, ciò che scendeva con disciplina ora risale con convinzione per via della guerra in Medio Oriente.

Il gas, in particolare, torna protagonista. Nel mercato tutelato passa da un rassicurante -15,2% a un inquietante +11,1% annuo, con un +18,6% in un solo mese. Una giravolta che racconta più di tante analisi. Il segnale è chiaro: la stagione dei ribassi facili è finita. Poi ci sono i carburanti. Si conferma la forte accelerazione del gasolio auto: da -1,5% a +12,5% rispetto a dodici mesi fa (+12% su febbraio) e della benzina (da -9,1% a -2,9% sull’anno e +4,8% su febbraio). E quando l’energia si muove, il resto segue.

Il “carrello della spesa” accelera dal 2% al 2,2%. Colpa soprattutto degli alimentari freschi: frutta, ortaggi, legumi. Prodotti semplici, quotidiani, che però hanno una straordinaria capacità di raccontare l’inflazione meglio di qualsiasi indice armonizzato. I servizi rallentano. Meno pressione nei trasporti, meno rincari nel tempo libero, meno slancio nella cura della persona. Come se una parte dell’economia stesse tirando il fiato mentre un’altra ricomincia a correre. È un’inflazione a due velocità: i beni accelerano, i servizi frenano. E non è mai una combinazione del tutto rassicurante.

Il dato italiano, nel confronto europeo, resta “sotto controllo”. Ma è proprio questa espressione — così amata dai tecnici — a nascondere il punto: siamo dentro un cambio di fase. L’inflazione energetica, dopo mesi di letargo, torna a trasmettersi al resto dell’economia. E quando succede, raramente è un fenomeno temporaneo.

A mettere ordine, o quantomeno a provare a farlo, arriva Fabio Panetta. Il governatore della Banca d’Italia parla di “brusco cambiamento” delle prospettive. Un’espressione che, nel linguaggio delle banche centrali, equivale a una prima sirena d’allarme. La guerra — spiega — sta già modificando le stime su inflazione e crescita. E anche se dovesse finire presto, il ritorno alla normalità nei mercati energetici avrà “tempi non brevi”. Traduzione: il conto non si paga subito, ma si paga tutto.

Panetta guarda soprattutto a ciò che potrebbe venire dopo. Non tanto il picco dei prezzi, quanto la loro capacità di sedimentarsi. Il vero rischio, dice, è la trasmissione agli stipendi e alle aspettative. Il vecchio incubo delle banche centrali: la spirale prezzi-salari. Quella dinamica per cui i prezzi salgono, i salari rincorrono, e poi i prezzi ripartono ancora più veloci. Per ora, in Italia, questo meccanismo non si è innescato. Ma il tono è prudente.

Sul fronte della crescita, le indicazioni non sono incoraggianti. Le previsioni verranno riviste, probabilmente al ribasso. L’economia rallenta proprio mentre l’inflazione rialza la testa: una combinazione che non entusiasma né i governi né le famiglie. Eppure, nel mezzo di questo scenario un po’ incerto, c’è anche un paradosso tutto italiano. La Banca d’Italia torna in utile e versa allo Stato oltre un miliardo di euro. Dopo due anni difficili, i conti migliorano grazie all’allentamento della politica monetaria. Il risultato: utili, dividendi, casse pubbliche che respirano.

Insomma, mentre l’inflazione torna a bussare e l’energia presenta il conto, da qualche parte si brinda anche. È il solito gioco dell’economia: equilibri instabili, effetti incrociati, ironie involontarie. L’Italia, per ora, resta tra i più prudenti della classe. Ma la sensazione è che la campanella sia appena suonata. E che la lezione, quella vera, debba ancora cominciare.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.