Napoli, il ruolo del Bilancio dello Stato nello sviluppo del Mezzogiorno
Come vengono misurate le risorse destinate al Sud? Quali politiche risultano realmente efficaci per ridurre i divari territoriali? E quale ruolo stanno giocando il PNRR, la ZES Unica e le politiche di coesione?
Sono alcune delle domande affrontate da Renato Loiero, Consigliere economico e di bilancio del Presidente del Consiglio dei Ministri, nel panel “Il Sud nel Bilancio dello Stato, tra strategie e risorse”, organizzato nell’ambito dell’evento “Far crescere il Sud nella tempesta globale”, promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia con il patrocinio del Comune di Napoli. Ad intervistarlo è stato Luigi Balestra, Presidente del Comitato di Indirizzo dell’Osservatorio.
Nel corso del confronto Loiero ha proposto una lettura tecnica ma concreta delle politiche pubbliche dedicate al Mezzogiorno, soffermandosi sia sulle risorse disponibili sia sulle strategie che, secondo la letteratura economica, possono produrre risultati duraturi.
Come leggere le risorse destinate al Sud
Uno dei primi temi affrontati riguarda il modo in cui vengono contabilizzati gli interventi per il Mezzogiorno.
Secondo Loiero, il riferimento principale è il cosiddetto bilancio per missioni e programmi, che consente di comprendere non solo quanto lo Stato spende, ma anche per quali finalità.
«Esiste una missione specifica del bilancio dello Stato che raggruppa le risorse per ridurre i divari territoriali: la Missione 28, Sviluppo e riequilibrio territoriale», ha spiegato.
Il consigliere ha ricordato che le risorse dedicate a questo ambito sono cresciute significativamente negli ultimi anni.
«La dotazione arriva oggi a 15,4 miliardi di euro. Era pari a 10,2 miliardi nel 2020».
Loiero ha inoltre evidenziato il ruolo del PNRR, ricordando che la riduzione dei divari territoriali rappresenta una priorità trasversale dell’intero Piano.
«La quota Sud deve avere un ammontare minimo del 40%. Nel PNRR questo significa circa 82-85 miliardi di euro».
«Il Sud non si sviluppa con l’assistenzialismo»
Il passaggio centrale dell’intervento riguarda però la strategia di sviluppo del Mezzogiorno.
Sintetizzando studi di Banca d’Italia, Svimez e altri centri di ricerca, Loiero ha indicato una direzione molto precisa.
«Tutti gli studi evidenziano da tempo che il Sud non si sviluppa con l’assistenzialismo, ma con politiche che aumentano la produttività e l’attrazione degli investimenti privati».
Da questa premessa derivano sei grandi linee di intervento che, secondo il consigliere, trovano ampio consenso nella letteratura economica.
Infrastrutture, energia e collegamenti strategici
La prima priorità riguarda le infrastrutture produttive.
«Bisogna privilegiare gli investimenti che innalzano la capacità produttiva, dando priorità alla rete idrica, all’energia elettrica, all’alta velocità ferroviaria, ai porti e agli aeroporti».
Tra gli interventi citati figurano le tratte ferroviarie Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Catania-Messina, considerate fondamentali per migliorare la competitività del Mezzogiorno.
Loiero ha evidenziato come molte delle misure adottate negli ultimi anni vadano proprio in questa direzione.
«La norma che prevede il 40% dei fondi infrastrutturali destinati al Sud e gli accordi di coesione sono pienamente coerenti con queste indicazioni».
Le filiere strategiche e il ruolo della ZES Unica
Un altro elemento chiave riguarda la politica industriale.
Secondo Loiero, non servono interventi generalizzati, ma politiche mirate sui settori in cui il Sud può vantare un vantaggio competitivo.
«Gli studi individuano quattro filiere strategiche: economia del mare e logistica portuale, energie rinnovabili, agroalimentare e turismo di qualità, oltre all’high-tech».
In questo quadro si inserisce la ZES Unica.
«La ZES Unica del Mezzogiorno era una proposta avanzata da anni da Svimez e Banca d’Italia. Da questo punto di vista la letteratura economica e l’azione di governo risultano abbastanza allineate».
Lavoro, giovani e fuga dei cervelli
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del capitale umano.
Loiero ha ricordato come il fenomeno dell’emigrazione giovanile rappresenti oggi una delle principali criticità non solo del Sud, ma dell’intero Paese.
«Io sono uno delle tante centinaia di migliaia di giovani meridionali che hanno lasciato il Sud. Oggi sempre più persone lasciano direttamente l’Italia».
Per invertire la tendenza servono investimenti nella ricerca e nella formazione.
«Bisogna creare infrastrutture di ricerca di livello europeo per attrarre e trattenere i ricercatori, perché senza competenze gli investimenti non arrivano».
Tra gli strumenti citati figurano inoltre la decontribuzione per giovani e donne e la riduzione del cuneo fiscale.
«La riduzione del costo del lavoro e la semplificazione amministrativa sono tra gli interventi più importanti per sostenere la crescita del Mezzogiorno».
La qualità della spesa pubblica
Per Loiero non conta soltanto quante risorse vengono stanziate.
«Il problema non è solo la quantità delle risorse, ma la qualità dei risultati che otteniamo con le risorse che stanziamo».
Da qui la necessità di rafforzare la valutazione degli interventi e il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali.
«Bisogna evitare l’eccessiva frammentazione della spesa pubblica e puntare su una governance più forte e coordinata».
PNRR, risultati raggiunti e sfide finali
Nelle battute conclusive, il consigliere economico della Presidenza del Consiglio ha fatto il punto sullo stato di avanzamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
«Sono stati incassati 166 miliardi di euro. Abbiamo raggiunto 416 traguardi e finanziato 660 mila progetti, di cui 550 mila già conclusi».
Secondo Loiero la fase finale sarà la più impegnativa.
«Manca ancora l’ultimo miglio, probabilmente quello più difficile. Nei prossimi mesi bisognerà dare il massimo per conseguire gli ultimi risultati e completare il percorso».
Selezionare le priorità per crescere
Nel suo intervento, Renato Loiero ha insistito più volte sulla necessità di individuare obiettivi chiari e concentrarvi le risorse disponibili.
«Tutti gli economisti chiedono meno interventi diffusi e più progetti campione».
Una sintesi che racchiude il messaggio emerso dal panel: per ridurre i divari territoriali non bastano maggiori stanziamenti, ma servono investimenti mirati, infrastrutture efficienti, capitale umano qualificato e una pubblica amministrazione capace di trasformare le risorse in risultati concreti.








