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Reddito delle famiglie in crescita ma cala la propensione al risparmio nel 2025 | L’analisi dell’Istat

Reddito e potere d’acquisto delle famiglie in aumento

Nel 2025 il reddito disponibile delle famiglie registra un incremento del 2,4%, mentre il potere d’acquisto cresce dello 0,9%. Allo stesso tempo, la spesa per consumi finali aumenta del 2,5%, confermando una dinamica positiva della domanda interna. Tuttavia, nello stesso periodo si osserva una riduzione della quota di reddito destinata al risparmio.

Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie scende all’8,2%, rispetto all’8,3% del 2024, mentre il tasso di investimento si riduce al 5,9%, dal 6,3% dell’anno precedente. I dati emergono dal report dell’Istat sui conti nazionali per settore istituzionale.

Nel dettaglio, il reddito primario delle famiglie aumenta di 47 miliardi di euro, pari a una crescita del 3,1%. Questo risultato deriva soprattutto dall’incremento dei redditi da lavoro dipendente, che crescono di 33,1 miliardi di euro, oltre che dai redditi imputati per l’utilizzo delle abitazioni di proprietà, dai redditi derivanti dall’attività imprenditoriale e dai redditi da capitale finanziario.

Consumatori e prestazioni sociali sostengono la dinamica economica

Nel corso del 2025, le prestazioni sociali registrano un aumento del 3,3%, pari a 15,9 miliardi di euro. Questa crescita risulta trainata dall’incremento delle pensioni e delle rendite erogate dagli enti di previdenza, oltre che dai sussidi per l’esclusione sociale e dagli assegni per la vecchiaia.

Parallelamente, i contributi sociali versati dalle famiglie crescono complessivamente di 30,3 miliardi di euro, pari al 9,5% rispetto al 2024. In particolare, si registra un forte incremento dei contributi sociali effettivi pagati dai lavoratori dipendenti, mentre l’aumento dei contributi a carico dei datori di lavoro risulta più contenuto e quello dei lavoratori autonomi resta marginale.

Allo stesso tempo, il saldo degli interventi redistributivi sottrae alle famiglie 146,1 miliardi di euro, con un incremento di 14,6 miliardi rispetto all’anno precedente. Le imposte correnti pagate dalle famiglie diminuiscono di 0,7 miliardi di euro, soprattutto per effetto della riduzione del gettito dell’Irpef, in parte compensata dall’aumento delle ritenute sui redditi da capitale e dalle imposte sostitutive sul risparmio gestito e sui capital gains.

Imprese e valore aggiunto: crescita diffusa ma margini in calo

Nel 2025, il valore aggiunto dell’economia nazionale aumenta del 2,3%, in linea con quanto registrato nel 2024. Tutti i settori istituzionali mostrano dinamiche positive, ad eccezione delle società finanziarie.

Nel settore delle società non finanziarie, il valore aggiunto cresce del 2,6%, contribuendo per 1,4 punti percentuali alla crescita complessiva dell’economia. Tuttavia, la dinamica più contenuta del risultato lordo di gestione rispetto al valore aggiunto determina una riduzione del tasso di profitto, che scende al 43,3% dal 44,1% del 2024.

Nonostante questo calo, gli investimenti delle imprese registrano un incremento significativo. Il tasso di investimento delle società non finanziarie raggiunge infatti il 24,9%, rispetto al 24,3% dell’anno precedente, grazie all’aumento del 5,2% degli investimenti fissi lordi.

Posizione dell’Italia verso l’estero e conti pubblici in miglioramento

Nel 2025, la posizione complessiva dell’Italia verso l’estero risulta in attivo per 30,8 miliardi di euro, con un miglioramento rispetto ai 23,4 miliardi del 2024. Questo risultato deriva principalmente dall’aumento delle entrate legate ai redditi da lavoro e da capitale e dai trasferimenti correnti e in conto capitale, che compensano la riduzione del saldo commerciale.

Allo stesso tempo, migliora anche il saldo delle amministrazioni pubbliche. L’indebitamento si riduce di circa 4,4 miliardi di euro, attestandosi a -69,4 miliardi, rispetto ai -73,8 miliardi dell’anno precedente.

Inoltre, l’accreditamento delle famiglie consumatrici cresce fino a 35,9 miliardi di euro, con un recupero di 6,8 miliardi rispetto al 2024, mentre la posizione delle società non finanziarie peggiora, principalmente per effetto dell’aumento degli investimenti.

Società finanziarie in flessione e investimenti stabili

Nel 2025, il valore aggiunto delle società finanziarie registra una diminuzione del 3,0%, dopo la crescita dell’8,1% osservata nel 2024. Anche il risultato lordo di gestione evidenzia una flessione del 4,7%, nonostante l’aumento dei redditi da lavoro dipendente e la riduzione delle imposte sulla produzione.

Parallelamente, il reddito primario del settore cresce di 5,9 miliardi di euro, pari a un incremento del 9,0%, trainato dall’andamento dei redditi da capitale netti. Gli investimenti delle società finanziarie restano sostanzialmente stabili, con una variazione del 3,1% rispetto all’anno precedente.

Infine, l’accreditamento del settore migliora di 1,8 miliardi di euro, raggiungendo nel 2025 un livello complessivo pari a 51,9 miliardi di euro, confermando una dinamica complessivamente positiva dei conti finanziari.

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