Sul Quotidiano Nazionale, Raffaele Marmo commenta le previsioni economiche di primavera pubblicate ieri dalla Commissione Ue.
«La ripresa possibile e a questo punto annunciata dalla Commissione Ue – scrive – può essere un significativo ma in qualche modo scontato rimbalzo, oppure la piattaforma per un cambio di paradigma che permetta al nostro Paese di uscire dal lungo inverno delle riforme a metà e dalla conseguente trappola della bassa crescita».
«Sta a noi decidere se vogliamo tornare a sopravvivere o se intendiamo riprendere a crescere strutturalmente. Il bivio dell’Italia e della sua classe dirigente, insomma, è sempre lo stesso: riprendere a vivacchiare più o meno stentatamente o cogliere l’ultima occasione, offerta dal Recovery Plan, per una nuova corsa».
«L’Italia, almeno negli ultimi due decenni, ha perso terreno, rispetto agli altri partner europei, su molteplici fronti: dalla produttività alla competitività, dagli investimenti ai ritardi infrastrutturali, dalla ricerca all’istruzione. Il risultato è stato quello di una crescita del Pil tra lo 0 e l’1%».
«La pandemia ha moltiplicato in modo esponenziale effetti e rischi delle nostre debolezze strutturali. Si può dire che abbiamo toccato il fondo. Ma si può dire anche che a questo punto, grazie alle risorse del Recovery Plan, abbiamo la chance storica di incidere chirurgicamente sui freni decisivi del nostro destino economico e sociale».
«E, dunque, non ci possono essere più alibi per non fare rapidamente le quattro, cinque riforme radicali – Pa, giustizia, fisco, concorrenza, scuola – dalle quali dipende la ricostruzione del Paese e il futuro dei nostri figli. Siamo dunque – conclude -di nuovo sul crinale: la possibilità di cadere giù e quella di salire verso l’alto dipende solo dagli uomini che hanno in mano le leve del potere a tutti i livelli».
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