La sentenza della Corte costituzionale tedesca, sul programma d’acquisto di titoli di Stato varato dalla Bce nel 2015, di fatto non dichiara illegale il “quantitative easing”, ma trova il modo di renderlo meno efficace. Questa in estrema sintesi la decisione presa dai giudici riuniti a Karlsruhe che non hanno accolto i ricorsi contro gli interventi nel mercato dei titoli di Stato da parte della Banca centrale europea e non obbligano la Bundesbank a interrompere immediatamente la propria partecipazione. Insomma, non un via libera incondizionato, ma con dei fattori che aggiunge elementi di incertezza sulla possibilità per la Banca centrale europea di proseguire, così come sta facendo, l’attuale programma di acquisti di titoli di Stato da 750 miliardi di euro legato all’emergenza Covid-19
Analizzando il verdetto dei giudici costituzionali, questo non accusa la Bce di monetizzazione del debito, ma rimette a Francoforte l’onere di provare che non c’è violazione del principio di proporzionalità rispetto agli effetti di bilancio degli acquisti di debito pubblico. Questo appare uno degli aspetti più insidiosi in quanto mette sotto tiro due nodi essenziali, ovvero l’aspettativa che la Bce, come sta facendo con il nuovo programma Pepp per l’emergenza pandemica, compri titoli nazionali, ad esempio italiani, in misura maggiore rispetto quanto sarebbe previsto dalla quota italiana nel bilancio (17%) e quella che tenga quei titoli in bilancio il più a lungo possibile (qualcuno vorrebbe acquistasse bond perpetui).
Entrando nel dettaglio, con il vecchio Quantitative Easing, catalogato con il numero uno e varato da Mario Draghi nel 2015 la Bce aveva comprato – come si legge dalla documentazione ufficiale – al 31 dicembre 2019, 2.200 miliardi di euro di debito pubblico, di cui 364 miliardi di Btp italiani. Una quota, il 18% circa, abbastanza in linea con la ‘capital key’ italiana.
Con la versione 2 del Quantitative easing, rafforzato da Christine Lagarde e ancor più con il Pepp di fine marzo, la Bce ha spinto l’acceleratore sulla flessibilità che le consente di deviare dalla capital key, andando proprio ad aiutare l’Italia. Fra gennaio ed aprile il Pspp ha comprato oltre 30 miliardi di Btp, che ammontano a ben più della capital key italiana: sono il 35% dei circa 84 miliardi di debiti nazionali comprati complessivamente. Nel solo mese di aprile. Come scrive in un report Morgan Stanley: “la deviazione al rialzo più vistosa rispetto alla capital key è anche qui per l’Italia, che riportava oltre il 40% degli acquisti”.
La parola agli analisti secondo i quali con il ‘Pepp’, che ad aprile ha acquistato 103 miliardi di titoli complessivi, la Bce come minimo ha comprato una quota italiana altrettanto importante. Ecco il motivo per il quale la sentenza dei giudici di Karlsruhe richiederà un bel lavoro per essere ‘sminata’ nei suoi aspetti più insidiosi.
Insomma, una sfida pesante se si aggiunge che l’aspettativa di molti è che la Bce monetizzi il debito, ad esempio rinnovando senza fine i bond che scadono o accettando titoli perpetui, e il fatto che i giudici potrebbero impedire che compri titoli ‘junk’.








