La guerra in Iran mette a rischio il pil italiano.
A lanciare l’allarme è il Centro studi di Confindustria nel rapporto di previsione presentato questa mattina, in cui viale dell’Astronomia traccia tre scenari sui possibili impatti del conflitto in Medioriente.
In quello base, in cui la guerra dura fino al termine del primo trimestre, la crescita in Italia nel 2026 sarà pari al +0,5%, più bassa di quanto previsto a ottobre scorso di -0,2 punti percentuali.
Se invece il conflitto dovesse prolungarsi fino al secondo trimestre, il pil sarebbe stimato in stagnazione, o addirittura in recessione se il conflitto durasse fino al quarto trimestre.
Lo scenario base, quindi, è “esposto a importanti rischi al ribasso che hanno una probabilità non trascurabile, anche perché le ipotesi sottostanti sono comunque da considerare ottimistiche” – segnalano i tecnici del Csc –. Nel 2027, poi, l’economia italiana “dovrebbe recuperare solo moderatamente (+0,6%), nello scenario base, rimanendo su ritmi molto contenuti”.
I tre scenari valutati dal Csc “non contemplano un’azione del governo” che però per gli industriali è “auspicabile” sia “a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave” perché “alla luce dell’analisi contenuta nel Rapporto, si impone la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie”.
In ogni caso, a trainare la crescita saranno ancora i consumi delle famiglie e gli investimenti, cui si aggiungerà un lieve contributo positivo delle esportazioni nette, favorito dal miglioramento delle ragioni di scambio previsto nel prossimo anno.
Ma, avvertono gli industriali, “ai rischi al ribasso collegati alla guerra in Iran se ne aggiungono altri, legati all’implementazione del Pnrr, a un’eventuale ulteriore svalutazione del dollaro, al proseguire dell’alta incertezza, alla possibilità che anche il taglio dei tassi Fed risulti inferiore alle attese”.








