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Pil e occupazione: il Mezzogiorno cresce più del resto d’Italia | L’analisi dell’Istat

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Il Mezzogiorno cresce ad un passo superiore rispetto al resto d’Italia.

E traina l’aumento dell’occupazione a livello nazionale.

L’Istat certifica la maggiore dinamicità di un Sud che chiude il 2025 sopra la media nazionale e senza rivali tra le altre ripartizioni geografiche.

Ad accomunare tutti, però, è il contesto di incertezza che caratterizza il presente, come appare evidente dai dati in chiaroscuro sul clima di fiducia, in calo per i consumatori e in aumento per le imprese.

La stima preliminare dell’Istat su Pil e occupazione territoriale nel 2025 fotografa un’Italia in cui a sorpresa primeggia il Meridione.

Nelle regioni del Mezzogiorno infatti il Prodotto interno lordo misurato in volume è cresciuto dello 0,6%, un po’ più della media (+0,5%) e delle altre aree del Paese (+0,5%).

Anche sul fronte dell’occupazione, aumentata dell’1,1% a livello nazionale, il Sud sorpassa di slancio le altre aree, registrando l’incremento più elevato (+1,5%).

Il Centro si è attestato su valori in linea con la media nazionale (+1,1%), mentre nelle rimanenti aree la crescita è stata più contenuta (+0,9% nel Nord-ovest e +0,8% nel Nord-est).

Numeri subito cavalcati dalla maggioranza, che rivendica i meriti delle misure dell’esecutivo.

Con il governo Meloni nel 2025 l’Italia e il Sud continuano a crescere”, afferma il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami.

Il report conferma che il Mezzogiorno rappresenta uno dei principali motori della crescita economica nazionale”, dice il sottosegretario con delega al Sud, Luigi Sbarra: i numeri dimostrano “che le politiche di rilancio e sviluppo stanno producendo risultati concreti”.

Sono contrastati invece i segnali che arrivano dal dato sul clima di fiducia a giugno 2026.

In peggioramento tra i consumatori (da 93,4 a 92,4) e in miglioramento per le imprese (da 94,2 a 95,2), rileva l’Istat.

Tra i consumatori le incertezze gravano tutte sull’oggi: si evidenzia infatti un miglioramento sia del clima economico sia di quello futuro, mentre peggiorano il clima personale e quello corrente.

Tra le imprese, invece, il clima di fiducia migliora in tutti i comparti.

I dati mostrano una situazione in chiaroscuro: è presente qualche campanello d’allarme, ma, nel complesso, la situazione appare ancora positiva”, afferma Confcommercio.

I numeri “da un lato confermano lo stato di endemica incertezza dell’economia derivante da fattori esogeni, dall’altro evidenziano la sostanziale resilienza dell’economia nostrana”, osserva Confesercenti, che sollecita “misure capaci di sostenere e rafforzare i consumi”.

Per i consumatori “la crisi in Medio Oriente continua a far sentire i suoi effetti sulla fiducia delle famiglie”, ma si ravvisano anche segnali di una “luce in fondo al tunnel”.

Qualche spiraglio arriva intanto dalla Bce.

Secondo un sondaggio dell’Eurotower a maggio, prima quindi della tregua sulla guerra in Medio Oriente, le attese dei consumatori europei sull’inflazione per i prossimi dodici mesi sono scese decisamente: l’aumento dei prezzi è previsto al 3,5%, contro il precedente 4%.

Nell’orizzonte di tre-cinque anni, quello preso in esame per le decisioni di politica monetaria, l’inflazione è vista rispettivamente al 2,9% e 2,4%.

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