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[L’intervento esclusivo] Pierluigi Viale (infettivologo): «Attenti all’India. Se non immunizziamo tutto il mondo il Covid non finirà mai. I Paesi che hanno vinto la corsa ai vaccini sono avidi e illusi»

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«Se leggiamo il vaccino come strumento di protezione individuale, abbiamo messo in sicurezza la gran parte della popolazione che muore per il Covid o che rischia di andare in ospedale, per questo è giusto assumersi il rischio di una riapertura».

Inizia con queste parole l’intervento del Professor Pierluigi Viale, infettivologo dell’Università di Bologna, al Webinar organizzato il 30 aprile dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia, dal titolo “La campagna vaccinale: le prospettive di ripartenza del Paese”, a cui ha partecipato anche il Direttore dell’Aifa Nicola Magrini e che è stato moderato dal giornalista Carlo Puca.

«L’RT tornerà a salire, ma sarà fatto di casi paucisintomatici»

Siamo ancora lontani dall’immunità di gregge, ma il vaccino non serve solo a proteggere l’intera comunità, serve anche a mettere in sicurezza le fasce di popolazione più fragili. A seguito delle riaperture l’RT risalirà, come successo da 0,7 a 0,85, ma se questa risalita è tutta a carico di una popolazione più giovane che non fa una malattia grave è un rischio accettabile.

«La gestione clinico-medica dell’epidemia è difficile, ma la gestione politica è molto più difficile»

Io mi occupo di salute, ma chi si occupa di politica vede la società nel suo insieme, dove la salute è una parte del totale che invece è fatto dal lavoro, dagli stipendi, dalla qualità della vita, dall’attività produttiva e così via. È corretto quindi che messe in sicurezza le popolazioni più fragili possiamo correre il rischio di avvicinarci a una vita più vicina alla normalità se questo RT sarà fatto di casi paucisintomatici che non impatteranno sulle strutture sanitarie come hanno fatto i casi precedenti.

«No ai messaggi ‘liberi tutti’, dobbiamo mantenere l’equilibrio»

Dobbiamo mantenere un equilibrio tra i messaggi allarmanti di nuove ondate e di chiusure totali verso messaggi troppo tranquillizzanti. Credo sia venuto il momento del buonsenso, questo lo è più di altri momenti, e questa legislatura, in questa fase, ha molto buonsenso.

«Questo non è il momento dei furbi, ma è il momento della responsabilità civile»

Se vogliamo vincere questa battaglia non dobbiamo pensare di chiuderci nel nostro castello, credendo di essere in sicurezza. Se noi vacciniamo tutti gli italiani, saremo in sicurezza, ma non saremo mai in sicurezza fino a quando non avremo vaccinato i paesi poveri, fino a quando non avremo investito soldi per vaccinare tutto il mondo. Quello che sta succedendo in India è un monito importantissimo per tutti; se ce ne fregheremo di ciò che avviene nel sud del mondo, arriveranno delle varianti che ridurranno l’efficacia del nostro vaccino. Questo è un momento in cui veramente la solidarietà sociale e civile è fondamentale per vincere la battaglia.

«L’avidità vaccinale è un peccato mortale»

Chi ha fatto la corsa per accaparrarsi i vaccini, è un poveretto, non ha capito niente di come si combatte una pandemia, perché la sicurezza va garantita a livello mondiale. L’Europa sarà anche lenta, ma abbiamo l’EMA che è un organismo garantista che ci mette al sicuro da fughe in avanti e da vaccini comprati sottobanco.

«La Ricerca si fa in silenzio»

Della comunicazione scientifica in questo periodo un po’ mi vergogno, non condivido questa avidità delle telecamere. La ricerca si fa in silenzio, non la si fa urlando davanti alle telecamere, con tutto il rispetto di chi deve informare le persone, è giusto informare le persone Penso ci sia troppo sensazionalismo intorno alle notizie che circolano sul Covid, e questo non fa bene alla ricerca. Quando arriva al pronto soccorso un paziente che dice “voglio quel farmaco perché l’ho sentito in televisione” vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa nella comunicazione.

«Nel bugiardino dell’Aspirina sono previste conseguenze più gravi di quelle dei vaccini»

Non capisco chi pensa di potersi non vaccinare. Basta prendere il bugiardino dell’Aspirina, perché gli effetti descritti sono molto superiori a quelli del vaccino, senza ombra di dubbio. Questa è una malattia terribile, si muore lucidi con la sensazione di essere progressivamente soffocati, basterebbe tenere due minuti la testa sommersa nell’acqua per capire quanto sia atroce l’insufficienza respiratoria. Bisogna correre a vaccinarsi immediatamente, qualunque sia il vaccino. Il tema della trombosi è assolutamente trascurabile, chi ha visto questi malati non si può per un caso di trombosi su milioni di vaccinati. In corso di Covid l’incidenza di trombosi è del 15%, molto superiore a quella prevista dal vaccino.

«Se uno ha iniziato con un vaccino, finisce con quel vaccino»

Al momento, se uno ha iniziato con un vaccino, finisce con quel vaccino, non ci sono dubbi su questo. E’ vero che ora i vaccini sono molto simili tra di loro, ma le famose trombosi di AstraZeneca, che poi in realtà sono presenti in tutti i vaccini, si manifestano solo alla prima dose. Il dato degli anziani nelle CRA oggi è entusiasmante, l’incidenza di casi nelle CRA è risibile. Basterebbe questo dato a vedere come il vaccino può vincere l’epidemia.

«I vaccini che escono adesso tengono conto delle varianti»

AstraZeneca ha vissuto due handicap, il primo è stato quello di pubblicare dei dati con un trial registrativo con percentuali di efficacia intorno all’80%, il secondo è che in realtà i dati non sono paragonabili perché i trial clinici sono stati effettuati in periodi diversi e su popolazioni diverse. Non dimentichiamo che il vaccino antinfluenzale ha una copertura del 45%. Ormai i vaccini sono tutti efficacissimi, i dati inglesi che dimostrano che dopo la prima dose di vaccino i casi gravi e la mortalità si riduce dell’80% fanno capire che bisogna avere un approccio ampio, non basato su un singolo studio. Bisogna vaccinarsi, quale che sia il vaccino.

«Ciò che conta nell’affrontare il Covid è il tempismo terapeutico»

La parola d’ordina per le cure è il tempismo terapeutico. Al momento ci manca una terapia facile di somministrazione a domicilio, non abbiamo ancora un farmaco anti-virale che aiuti a gestire la malattia nella prima fase, ma ormai abbiamo imparato a contrastarla con il giusto tempismo terapeutico. Sono in realtà due malattie che si mischiano, inizia con una carica virale, poi la risposta infiammatoria che fisiologicamente fa guarire dalla malattia virale nel 5/6% dei casi è una risposta disregolata in eccesso che genera una tempesta immunologica che porta il paziente verso forme più gravi.

La risposta infiammatoria è necessaria per combattere la malattia, non va tarpata nelle fasi iniziali, ma se la risposta è eccessiva bisogna individuare il momento giusto per intervenire. È come se uno si trova le formiche in casa e per sconfiggerle usa il bazooka. C’è una molecola che è alla fase 3 anche in Italia e i risultati in vitro della fase 1 e 2 sono incredibili, quindi speriamo si arrivi presto ad una medicina antivirale da somministrare nella prima fase della malattia.

«Gli anticorpi monoclonali servono a chi è immunodepresso»

Sono un’altra ipotesi terapeutica per le fasi iniziali della malattia, ma devono essere somministrati per via endovenosa quindi non sono alla portata del medico di medicina generale. In un paziente che non è in grado di produrre anticorpi perché ha una malattia immunodeprimente sicuramente può essere utile un carico di anticorpi, ma non c’è lo stesso risultato con un paziente che gli anticorpi è capace di farli. C’è ancora da studiare, non abbiamo una quantità di evidenze così significative da poter dare ai monoclonali una giusta collocazione. In prospettiva potrebbero essere molto utili, potremmo comportarci come con il tetano.

«I medici di medicina generale devono avere un’arma da spendere»

La scoperta di un antivirale darebbe anche ai medici di medicina generale una possibilità di intervenire sulla malattia nelle sue fasi iniziali. Oggi i medici di medicina generale hanno un ruolo insostituibile, perché sono le vedette che intercettano prima la malattia. Quando ho iniziato a lavorare c’era l’AIDS, che era una malattia incurabile, oggi grazie ai progressi della ricerca è diventata inguaribile. La cura della malattia è più difficile, perché lavori su un malato non su un sano, sei sempre in ritardo, mentre invece quando vaccini una persona sana, sei in anticipo sulla malattia. All’inizio della pandemia ci affidavamo ad una medicina basata sulle intuizioni, non c’erano alternativa, oggi abbiamo una medicina basata sulle evidenze scientifiche, grazie a questo anno appena trascorso, ma non servono forzature sul progresso della ricerca.

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