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Pierferdinando Casini, senatore: «Senza preferenze si toglie libertà agli elettori e si alimenta l’antipolitica»

«Penso che la miopia della classe dirigente di un Paese debba avere un limite, pena condurci all’auto-dissolvimento», avverte Pier Ferdinando Casini, senatore eletto da indipendente nelle fila del Pd e già presidente della Camera, intervistato da Giovanna Vitale su Repubblica del 28 giugno.

Cosa intende, presidente? «Ormai più della metà degli elettori non va a votare, c’è una massiccia diffusione dell’antipolitica e anche una dilatazione dei fenomeni sovranisti. Una miscela composita, che ha però un comune elemento di fondo: l’impossibilità per i cittadini di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento».

Il Melonellum rischia di gonfiare l’astensionismo e l’antipolitica? «Non c’è dubbio. Le strade per arginarli sono solo due: o si fanno dei piccoli collegi uninominali in grado di consentire un rapporto diretto tra l’eletto e gli elettori, o si introducono le preferenze. Così li si impedisce entrambi, prevedendo due liste bloccate e levando persino quel po’ di collegi uninominali che c’erano nell’attuale sistema».

Se passa, i parlamentari saranno tutti nominati: non è una deriva centralista e partitocratica? «È l’altra faccia della medaglia della lateralizzazione del Parlamento, che oramai non conta più nulla».

Di chi è la colpa? «In nome della velocizzazione dei processi decisionali, da molti anni le Camere sono state messe in una posizione subalterna rispetto all’esecutivo. Le leggi sono quasi tutte di iniziativa governativa e il Parlamento, per andare a trovarsi delle competenze, moltiplica le commissioni di inchiesta che da un lato sono poltronifici e dall’altro diventano strumento di vendetta politica della maggioranza pro tempore. Vedi quella sul Covid. Il sistematico ricorso alla fiducia aggrava il quadro, che le preferenze potrebbero aiutare a correggere».

In che modo? «Gli eletti sarebbero più autonomi e autorevoli, difenderebbero le loro prerogative. Invece quelli scelti dai leader obbediscono agli ordini».

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