Sulla delocalizzazioni delle imprese multinazionali serve un ragionamento più ampio. Questa la posizione di Gilberto Pichetto, viceministro allo Sviluppo, che aggiunge «pesare i sentimenti è sempre difficile. Detto questo, però, non penso che si possano mantenere i posti di lavoro o evitare la delocalizzazione delle imprese multinazionali con una legge dello Stato».
«Se allarghiamo il campo alla competitività del Paese, e in questo quadro vogliamo dare delle regole, allora» sottolinea l’esponente di Forza Italia in un’intervista a Il Messaggero «possiamo fare dei ragionamenti ed elaborare delle proposte. Ma le regole non possono essere quelle enunciate in questi giorni che non risolvono nulla».
Il viceministro non condivide l’approccio contenuto nelle bozze del provvedimento sulle delocalizzazioni che prevedrebbero black list e multe fino al 2% del fatturato per le imprese che se ne vanno. «È un approccio che non condivido. Dopo che si fa? È un po’ come dire poi ci mettiamo l’industria di Stato», aggiunge.
«Come valutazione personale e come Forza Italia, dico che questo tipo di impostazione non è corretta. Non ci possono essere meccanismi punitivi come black list o multe sul fatturato. Ripeto, dobbiamo allargare lo spettro, includendo nel ragionamento anche la competitività del sistema e la riforma degli ammortizzatori sociali. Allora in questo ambito più allargato ci possono essere anche dei passaggi procedurali che evitino da un giorno all’altro gli choc di delocalizzazioni improvvise».
«Confido nella capacità di sintesi di questo governo tra partiti che hanno posizioni e sfumature diverse. È comunque evidente che un danno al Paese noi di Forza Italia non lo possiamo accettare. Io credo che una norma che prevede multe e liste di proscrizione delle imprese diventerebbe dannosa», sottolinea.
«Se non saranno cancellate le norme punitive» Pichetto sottolinea che potrebbe non votare il provvedimento. «Almeno questa è la mia opinione. Ma siamo disponibili a ragionare di meccanismi, come ho detto, procedurali. Vogliamo evitare dall’altra parte che chi viene in Italia contratti, usufruisce di benefici da parte del sistema pubblico e poi da un giorno all’altro stacchi la luce», aggiunge.
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