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Pia Saraceno (economista): «Contro il caro bollette le scelte fatte hanno penalizzato le fonti rinnovabili invece delle fossili»

Il Presidente del Consiglio ha preannunciato interventi “di vasta portata” per far fronte al caro energia. Un’anticipazione dei possibili interventi si trova nella lista del Ministro Cingolani all’audizione in Parlamento del mese scorso, di cui alcuni elementi sono stati utilizzati per trovare copertura al “caro bollette”.

Dalla lista si sono curiosamente estratte finora solo le misure che colpiscono i cosiddetti extraprofitti delle rinnovabili (nel primo provvedimento) e si ridimensionano gli incentivi per l’efficienza energetica (nel secondo in discussione), oltre a promettere l’aumento della produzione nazionale di idrocarburi. Scelte che vanno evidentemente contro il superamento della dipendenza dal fossile ed allontanano la possibilità di raggiungere gli obiettivi ambientali.

Nessun intervento è annunciato per i potenziali extraprofitti di società che producono idrocarburi e/o hanno costi di produzione basati su contratti di lungo periodo che hanno messo al riparo dai recenti aumenti, né nessuna proposta di aumento delle royaties sulla produzione nazionale, che sono sempre state su valori bassissimi e poco correlate con il valore di mercato delle concessioni.

L’idea alla base del provvedimento sulle rinnovabili è che a fronte di ingenti aumenti dei prezzi dell’energia elettrica la loro produzione non abbia subito aumenti dei costi. All’incirca la metà della capacità rinnovabile rischia di dovere restituire la parte dei ricavi che eccederà i prezzi medi storici del 2010-2020 (o periodo minore in base al momento di entrata).

L’ammontare esatto sarà calcolato impianto per impianto, ogni operatore dovrà pagare o ricevere la differenza tra il proprio prezzo di riferimento (calcolato dall’Autorità) e il prezzo di mercato (impianti incentivati) o il prezzo dei contratti (per gli impianti non incentivati). Un incubo amministrativo.

Molti aspetti del provvedimento sollevano inoltre dubbi di incostituzionalità (ingerenze sulla libera contrattazione tra operatori e diversità di trattamento tra operatori rinnovabili e non rinnovabili) oltre che sicuri contenziosi non appena l’Arera varerà il provvedimento attuativo.

Gli investimenti in rinnovabili, le cui aste vanno deserte da qualche anno per intoppi autorizzativi, e che dovrebbero invece aumentare di 10 volte, anche emancipandosi dai meccanismi incentivanti attraverso contratti di lungo periodo con i consumatori (PPA), non potranno che risentirne negativamente.

Invece di aiutare e promuovere (come promesso ormai da molto tempo, ma mai realizzato) una piattaforma per i PPA con standardizzazione delle caratteristiche dei contratti che favorisca la definizione del prodotto e la distribuzione dei rischi tra operatori, aiutando la crescita di un mercato dell’energia elettrica che dovrebbe diventare di riferimento in prospettiva, il governo aggiunge incertezza ed instabilità.

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