Sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio elenca sei ragioni per votare “No” al referendum del 22 e 23 marzo.
1. No alla “riforma” Nordio-Meloni — dice — perché, dividendo le carriere dei magistrati, i pubblici ministeri diventeranno – come dice Nordio – “avvocati dell’accusa”: verranno educati separatamente dai giudici ad accusare e incastrare più gente possibile, trascurando gli elementi a favore dell’indagato che oggi sono obbligati a cercare e perdendo l’imparzialità e la tensione alla verità processuale
2. No perché la “riforma” – lo ammette lo stesso Nordio – “non c’entra niente con l’efficienza e la rapidità della giustizia”.
3. No perché la “riforma”– confessa Nordio – “riequilibra i poteri fra politica e magistratura” a favore della prima per “restituirle il suo primato costituzionale”: ma nella Costituzione il primato è della legge, che è uguale per tutti, politici in primis.
4. No perché, nei Paesi con le carriere divise (Portogallo escluso), i pm dipendono dal governo.
5. No perché Nordio, Tajani, Bartolozzi&C. hanno già dichiarato che, dopo aver incassato dai cittadini ignari l’assegno in bianco del Sì, completeranno l’opera con leggi ordinarie: impediranno che un ministro sia indagato; toglieranno ai pm – lo promette Tajani – la direzione della polizia giudiziaria, che così rientrerà sotto il Viminale, la Difesa e l’Economia e addio indagini sul potere; faranno decidere alla maggioranza parlamentare, cioè al governo, i criteri di priorità sui reati da perseguire e tralasciare (legge Cartabia e proposta Bartolozzi). Così sottoporranno le Procure all’esecutivo senza neppure il fastidio di ricambiare la Costituzione.
6. No perché, nei due Csm e nell’Alta Corte disciplinare, i membri togati verranno scelti a caso col sorteggio secco (fra i magistrati in servizio), mentre quelli laici continueranno a essere nominati dai partiti fra i loro fedelissimi (estratti da una lista, non si sa quanto lunga, approvata dalla maggioranza, cioè dal governo).








