Pediatri di libera scelta sempre più difficili da trovare
Nell’Italia dell’inverno demografico, a mancare sono anche i medici dei bambini. Secondo l’ultima analisi della Fondazione Gimbe, nel Paese mancano almeno 497 pediatri di libera scelta, con una forte concentrazione territoriale delle carenze. Quasi l’80% del fabbisogno riguarda infatti tre grandi regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto.
La situazione appare particolarmente critica perché la riduzione delle nascite non ha risolto il problema. Al contrario, il sistema continua a mostrare squilibri nella distribuzione dei pediatri, difficoltà organizzative e rischi crescenti per la continuità dell’assistenza pediatrica.
Secondo il Ministero della Salute, il pediatra di libera scelta è il medico incaricato della tutela della salute di bambini e ragazzi da 0 a 13 anni. A ogni bambino, fin dalla nascita, deve essere assegnato un pediatra per garantire l’accesso alle prestazioni incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario Nazionale.
Cartabellotta: “In molte aree trovare un pediatra diventa impossibile”
Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, evidenzia le difficoltà che molte famiglie incontrano nell’iscrivere i propri figli a un pediatra.
“Tuttavia in molte aree del Paese si registrano criticità ricorrenti: procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle Aziende Sanitarie Locali, pediatri con un numero troppo elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia”, afferma Cartabellotta.
Per il presidente Gimbe, questa situazione crea disagi concreti e può compromettere la continuità dell’assistenza, soprattutto per i bambini più piccoli e fragili.
Il problema non riguarda più soltanto le zone interne, montane o periferiche. Secondo l’analisi, la carenza di pediatri coinvolge ormai anche molte grandi città metropolitane.
Calo delle nascite e carico assistenziale: perché il problema resta aperto
I dati Istat indicano che al 1° gennaio 2025 i bambini tra 0 e 5 anni erano oltre 2,4 milioni. Nella fascia 6-13 anni, invece, i minori superavano i 4 milioni e potevano essere seguiti dal pediatra o dal medico di medicina generale, in base alla scelta dei genitori e alla disponibilità locale di professionisti.
Il progressivo calo delle nascite ha ridotto la popolazione infantile. Tra il 1° gennaio 2019 e il 1° gennaio 2025 si registrano circa 420 mila assistiti in meno nella fascia 0-5 anni, per la quale l’iscrizione al pediatra è obbligatoria.
Tuttavia questa dinamica non comporta automaticamente una riduzione proporzionale del carico di lavoro.
“La riduzione della popolazione 0-5 anni ha determinato, su scala nazionale, una contrazione del fabbisogno teorico di pediatri di libera scelta di circa 500 unità nel periodo considerato. Tuttavia, il calo demografico non si traduce immediatamente in una riduzione proporzionale del carico assistenziale”, osserva Cartabellotta.
Nel 2024 in Italia si sono registrati 370.444 nuovi nati, mentre 566.971 adolescenti hanno compiuto 14 anni. Considerando che l’82,9% dei bambini e ragazzi tra 6 e 13 anni risulta ancora iscritto ai pediatri, si stima che oltre 470 mila assistiti siano transitati dai pediatri ai medici di medicina generale. Il saldo 2024 della pediatria di libera scelta registra così circa 100 mila assistiti in meno.
La carenza dei medici di famiglia aumenta il sovraccarico
A complicare il quadro contribuisce anche la carenza dei medici di medicina generale. Secondo una precedente analisi Gimbe, ne mancano oltre 5.700.
“Il vero nodo è che con la grave carenza di oltre 5700 medici di medicina generale, già evidenziata da una nostra precedente analisi, molti ragazzi che escono dall’assistenza pediatrica al raggiungimento dei 14 anni rischiano di non trovare un medico di famiglia disponibile”, sottolinea Cartabellotta.
Di conseguenza, le deroghe ai massimali diventano più frequenti. Questo alimenta un circolo vizioso che aumenta il sovraccarico dei pediatri e riduce qualità e accessibilità dell’assistenza.
L’ultimo Accordo Collettivo Nazionale, in vigore dal 18 marzo 2026, conferma il limite massimo di 1.000 assistiti per ogni pediatra di libera scelta. Le deroghe sono consentite solo in modo temporaneo e in presenza di particolari criticità organizzative o carenze territoriali. Oltre i mille assistiti, l’unica eccezione ammessa riguarda l’iscrizione di fratelli e sorelle di bambini già in carico allo stesso pediatra.
Lombardia, Piemonte e Veneto concentrano quasi l’80% delle carenze
Al 1° gennaio 2025 risultavano attivi 6.284 pediatri di libera scelta, con quasi 5,8 milioni di assistiti. Il 41,9% appartiene alla fascia 0-5 anni, pari a 2,42 milioni, mentre il 58,1% rientra nella fascia 6-13 anni, pari a 3,35 milioni.
La media nazionale è di 917 assistiti per pediatra. Tuttavia, alcune aree superano il massimale di mille assistiti: il Piemonte arriva a 1.126, la Provincia Autonoma di Bolzano a 1.114 e il Veneto a 1.018.
Utilizzando il rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, Gimbe stima una carenza complessiva di 497 pediatri. Il 78,7% del fabbisogno si concentra in tre regioni: Lombardia, con 186 pediatri mancanti, Piemonte con 109 e Veneto con 96.
Al contrario, in Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Umbria non si rilevano carenze, poiché la media di assistiti per pediatra è inferiore a 850.
Pensionamenti e ricambio generazionale incerto
La situazione rischia di peggiorare nei prossimi anni. Secondo i dati 2025 della Federazione Italiana dei Medici Pediatri, tra il 2025 e il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta per raggiunti limiti di età.
Il numero di borse di studio per la scuola di specializzazione in pediatria è cresciuto negli ultimi anni, passando da 496 nell’anno accademico 2017-2018 a 854 nel 2024-2025, con un picco di 973 nel 2020-2021.
Tuttavia resta incerta la quota di specialisti che sceglierà la carriera di pediatra di famiglia invece di quella ospedaliera.
“Non è possibile prevedere quanti specialisti in pediatria sceglieranno la pediatria di famiglia anziché quella ospedaliera. Per questo non possiamo sapere se le nuove leve saranno sufficienti a garantire un ricambio generazionale adeguato e omogeneo tra le Regioni, né a colmare le carenze già oggi presenti”, osserva Cartabellotta.
Riforma Schillaci e assistenza fino a 18 anni
La bozza di riordino dell’assistenza primaria rafforza il ruolo dei pediatri nella rete territoriale prevista dal DM 77. In particolare, i pediatri dovrebbero garantire almeno sei ore settimanali, per 48 settimane l’anno, nelle Case della Comunità, con possibilità per le Regioni di aumentare la quota in base ai bisogni locali.
La proposta prevede inoltre l’estensione del rapporto con il pediatra fino ai 18 anni. Tuttavia, secondo Gimbe, questa ipotesi richiederebbe oggi oltre 3.500 pediatri aggiuntivi per garantire la copertura dell’intera popolazione tra 0 e 18 anni.
Nel dettaglio, servirebbero 811 pediatri per prendere in carico i 690 mila minori di 6-13 anni oggi assistiti dai medici di medicina generale e 2.721 per la fascia 14-17 anni.
“L’ipotesi di estendere l’assistenza pediatrica fino alla maggiore età senza modificare il rapporto ottimale e il massimale di assistiti non è realistica. Per evitare un ulteriore sovraccarico lavorativo e preservare la qualità dell’assistenza, soprattutto per i bambini più piccoli, oggi servirebbero circa 4.000 pediatri in più: quasi 500 per colmare le carenze già esistenti e oltre 3.500 per garantire la presa in carico dell’intera fascia 0-18”, afferma Cartabellotta.
Programmazione più accurata e riforma dell’assistenza territoriale
Secondo Gimbe, il tema richiede una programmazione più precisa e aderente alle differenze territoriali.
“Nonostante il calo delle nascite, Lombardia, Piemonte e Veneto continuano a registrare rilevanti carenze di pediatri di libera scelta. Al di là dei numeri, tuttavia, la distribuzione capillare sul territorio resta fortemente condizionata da variabili locali e richiede una programmazione molto più accurata”, spiega Cartabellotta.
Per la Fondazione Gimbe, le Regioni devono poter disporre di stime affidabili sul numero di specialisti che intraprendono realmente la carriera di pediatra di libera scelta, integrate con le proiezioni demografiche sulla denatalità.
Parallelamente, risulta indispensabile completare la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR, sviluppando modelli organizzativi orientati al lavoro in team multidisciplinari, alla trasformazione digitale e al ricambio generazionale.








