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Andrea Orcel (ad UniCredit): «Pronti a lasciare la Russia, rischiamo danno da 7,4 miliardi di euro. Ci sarà stagflazione»

Anche l’Unicredit sta valutando la possibilità di abbandonare la Russia. A influenzare la scelta sono i 4.000 dipendenti locali e delle 1.250 aziende europee clienti parimenti impegnate in una exit strategy. A parlarne è l’ad Andrea Orcel, durante un intervento alla Morgan Stanley European Financials Conference a Londra. Orcel ha aggiunto che la decisione è complessa e potrebbe richiedere tempo.

«Stiamo considerando un’uscita, ma ovviamente dobbiamo bilanciare la complessità e le conseguenze delle nostre attività nel Paese», ha detto. Unicredit ha quantificato nei giorni scorsi in 7,4 miliardi la perdita massima che subirebbe azzerando l’esposizione verso la Russia, inclusa quella cross border e legata ai derivati. Grazie al buffer di capitale in eccesso si tratta di un impatto assorbibile e compatibile con il pagamento di 1,2 miliardi di dividendi sul 2021.

«Si tratta di 4.000 persone e le considero come colleghi e degli ottimi colleghi, e 1.250 aziende europee hanno mantenuto le loro posizioni nei mercati in cui siamo presenti e si aspettano che le accompagniamo nel percorso di disimpegno», ha detto l’AD spiegando gli elementi da tenere in considerazione nel valutare l’uscita dalla Russia. Orcel ha anche detto che il contesto economico è cambiato in seguito alla crisi ucraina e la banca ora vede uno scenario di stagflazione.

«Ci sarà uno shock», ha aggiunto il manager. Orcel ha ribadito di credere che l’istituto potrà raggiungere nell’arco del piano i target di distribuzione del capitale fissati a dicembre, anche se ciò dipenderà dal più ampio contesto economico. Il gruppo ha confermato che distribuirà dividendi anche nel peggior scenario possibile di azzeramento dell’esposizione verso la Russia, fissando al 13% la soglia di CET1 che rende possibile tenere fede anche alla proposta di buyback fino a 2,6 miliardi. Orcel ha anche segnalato che la crisi ha alzato ulteriormente la barra per futuri accordi di M&A, dato che UniCredit ora dovrà usare parte del proprio capitale in eccesso per far fronte allo shock esogeno.

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