La riforma voluta da Andrea Orlando, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, punta ad aumentare «il grado di equità generale del sistema» e a disegnare un sistema in cui «non vi siano lavoratori esclusi dal sistema di protezione sociale», introducendo però «universalismo differenziato» a seconda delle dimensioni delle aziende.
La nuova Cig (cassa integrazione guadagni) sarà per tutti, ma le imprese virtuose che non useranno gli ammortizzatori per un periodo significativo pagheranno meno contributi. Aumenteranno le tutele per gli autonomi ed arriverà la Cig anche per il settore dello spettacolo.
Vengono azzerati i contatori di Cigo e Cigs e viene rafforzato il contratto di solidarietà, sparisce la cassa in deroga ma nasce il Fondo emergenziale. I requisiti per la Naspi diventano meno rigidi e a tutela delle figure più fragili viene introdotto l’equo compenso nei bandi della P.A. e per tutte le opere ed i servizi connessi ai progetti del Pnrr.
La bozza, continua il quotidiano, non precisa quante siano le risorse a disposizione, e questo è lo scoglio che rischia di rallentare il decollo della riforma visto che le prime stime parlano di un costo iniziale di circa 8 miliardi di euro (coperti per ora solo per 1,5 grazie al taglio del cashback), ma ipotizza una previsione di accompagnamento a carico della fiscalità generale per il triennio 2022-24, per coprire i costi degli ammortizzatori sociali sia in costanza di rapporto sia in mancanza di lavoro in modo da non aggravare i costi a carico delle imprese
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