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Marcello Messori (economista): «Dopo la tensione sul prezzo dell’energia potrebbe arrivare la deflazione»

Riprendendo l’intervento del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, all’Assiom Forex, l’economista Marcello Messori ha ripercorso l’analisi «dell’evoluzione economica europea e italiana dei prossimi anni».

«Il passaggio, relativo ai tassi d’inflazione nell’euro-area, è stato tuttavia particolarmente interessante», dice Messori. «In quel passaggio, Visco ha combinato gli shock di breve termine sull’offerta di energia e sui connessi prezzi, la transizione “verde” innescata da Ng-Eu e i futuri cambiamenti nei prezzi relativi dell’energia da fonti fossili rispetto a quella da fonti rinnovabili», scrive su InPiù.net.

«Questa combinazione gli ha permesso di sottolineare due punti. Il primo è che lo strappo verso l’alto nei prezzi dell’energia, in grado di spiegare larga parte dell’attuale eccesso di inflazione nell’euro-area rispetto all’obiettivo del 2%, ha sorpreso per l’intensità ma ha – al contempo – reso evidente la portata macroeconomica della sfida ecologica avviata dall’Ue. Il secondo punto è che, se tale sfida verrà portata avanti con successo, nel medio periodo vi potranno essere fasi di deflazione», prosegue.

«La conseguenza è che questo alternarsi di fenomeni di segno diverso non chiama tanto in causa la politica monetaria della Bce quanto le politiche europee di bilancio o, se si preferisce, una nuova combinazione fra le varie politiche (ossia, un nuovo policy mix). Nell’analisi del Governatore, tale conclusione ha un’implicazione cruciale: pur se nel rispetto del suo mandato, la Bce non deve introdurre elementi di discontinuità di breve-medio periodo».

«I contrastanti fattori, che caratterizzano l’economia europea e che ne segneranno l’evoluzione, raccomandano infatti modifiche nell’intonazione della politica monetaria che siano graduali e in sintonia con le politiche di bilancio. Resta da chiedersi se queste condivisibili raccomandazioni saranno compatibili con le tensioni di mercato che investiranno l’euro-area a causa della diversa e temibile inflazione statunitense e della conseguente stretta creditizia annunciata dalla Fed».

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