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Melonelly: Schlein non rappresenta una reale alternativa a Meloni su riarmo, Ucraina e principali scelte strategiche | L’analisi di Marco Travaglio

Sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio sostiene che l’intervista di Elly Schlein al Foglio, presentata come un’alternativa al Governo Meloni, non delinei in realtà una proposta politica sostanzialmente diversa.

Travaglio osserva che, al di là delle formule generiche su sicurezza, crescita, transizione energetica e riforme, le posizioni espresse dalla segretaria del Partito democratico risultano, a suo giudizio, largamente sovrapponibili a quelle della maggioranza.

Le differenze concrete sarebbero poche e marginali, tanto da non configurare quella discontinuità politica evocata dall’opposizione.

Travaglio concentra quindi le proprie critiche sui pochi temi nei quali Schlein prende una posizione più definita.

Richiama l’apertura del Pd al nucleare e contesta la coerenza dell’atteggiamento del partito sul riarmo europeo, ricordando che i democratici hanno sostenuto in sede europea iniziative che oggi sembrano mettere in discussione.

Sul conflitto tra Russia e Ucraina, osserva che la leader del Pd ribadisce il sostegno a Kiev e il principio della distinzione tra aggressore e aggredito, assumendo, secondo Travaglio, una linea sostanzialmente coincidente con quella del Governo Meloni.

A suo avviso, questa impostazione trascura altri conflitti internazionali nei quali l’Occidente avrebbe adottato criteri diversi, in particolare nei confronti delle operazioni militari condotte da Israele.

Travaglio conclude che la politica estera delineata da Schlein continua a muoversi nel quadro delle scelte dell’Unione europea e dell’Alleanza Atlantica, senza mettere in discussione la strategia seguita finora.

Secondo Travaglio, proprio questa continuità rende poco credibile la proposta di isolare la Russia e costringerla a negoziare, anche alla luce dei risultati ottenuti sul terreno dopo anni di guerra.

Per questo ritiene che il Partito democratico non offra una reale alternativa all’attuale maggioranza né sul piano della politica internazionale né su quello delle principali scelte strategiche.

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