«Sto ancora cercando di capire cosa è successo. Sono onorato. Quando mi hanno chiamato dal Quirinale, pensavo fosse uno scherzo. Invece è tutto vero». Così all’AGI Mattia Villardita, 27 anni, savonese, impiegato terminalista nel porto di Vado Ligure, che veste i panni di Spiderman per far visita ai piccoli pazienti dei reparti pediatrici della Liguria. Mattia è tra le 36 persone alle quali il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deciso di conferire, motu proprio, l’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana. La motivazione? «Per l’altruismo e le fantasiose iniziative con cui contribuisce ad alleviare le sofferenze dei più giovani pazienti ospedalieri».
«Sono nato con una malformazione congenita alla gamba destra che mi ha portato ad essere un paziente del Gaslini per molti anni», racconta Mattia. «Ho subito tanti interventi chirurgici, sono stato per mesi all’interno di reparti ospedalieri e so benissimo cosa prova un bambino lì dentro e so quanto possa far bene uno svago. Io vorrei essere un bel ricordo in un periodo non bello. Si combatte, si soffre e si cerca di tirar fuori la forza da quella sofferenza». Esattamente come il Peter Parker di Stan Lee, dai cui «grandi poteri derivano grandi responsabilità».
Spiderman è sempre stato l’eroe preferito di Mattia che da piccolo giocava, non a caso, nel ruolo di portiere. Il suo esordio in corsia tra i bimbi, nei panni dell’Uomo Ragno, è stato per il Natale 2017. «Donai un portatile al San Paolo di Savona e chiesi al primario il permesso di consegnarlo in reparto mascherato da Spiderman. Quando arrivai, con il sacchetto della donazione in mano, mi accorsi che a nessuno interessava il contenuto della donazione, perché ero io il regalo. Questo accese in me una fiamma, una voglia di far felici i bimbi. Da lì, le mie visite si sono allargate a macchia d’olio negli altri ospedali, da quello di Imperia al Gaslini di Genova, passando per diverse associazioni. Insomma dove c’é bisogno, Mattia-Spiderman arriva», spiega.
Nemmeno il Covid ha fermato le iniziative del 27enne. Nel marzo scorso, Mattia infatti postò un video sui social, dando la possibilità alle famiglie di contattarlo per farlo parlare con i loro bimbi: «Mi sono reinventato. Solo nel primo lockdown ho sentito qualcosa come 1400-1500 bambini. Finivo il turno di lavoro in porto, perché non ho mai fatto smart working visto che non era possibile, e quando tornavo a casa mi vestivo e videochiamavo i bambini che avevano bisogno: non solo quelli in ospedale, ma anche quei bimbi che, costretti a casa, stavano soffrendo per non aver più la libertà di una vita normale. Spiegavo loro che anche Spiderman era in casa e cercavo di farli sorridere, di dar loro forza. Sono state chiamate divertenti e hanno aiutato tanto anche me a superare quel periodo».
Ogni incontro, ogni chiamata, genera emozioni diverse nei bimbi, sottolinea Mattia. «Ho visto bimbi rimanere di sasso, non capivano se fosse reale o meno, anche perché nel tempo mi sono allenato con le evoluzioni, con i gesti tipici di Spiderman e sembro ancora più vero». «Ci sono bimbi che mi hanno invitato a mangiare con loro pane e Nutella, ma c’è anche chi si è messo a piangere a metà tra lo spavento e la meraviglia. La maggior parte delle volte è solo tanta gioia».
La tuta non l’ha cucita lui stesso, ma presa da un negozio online di Latina. Il costume è nell’armadio, non ha gadget particolari, ma «la cosa importante è entrarci bene dentro. Queste festività natalizie non mi stanno aiutando a rimanere in forma. Ho abbassato un attimo lo standard», scherza. Il 27enne non ha figli, ma è come se avesse adottato tutti quelli della Liguria che ha avuto modo di incontrare o videochiamare, con intere famiglie che si sono affezionate a lui. Anche un supereroe, però, può incontrare delle difficoltà, come quello di metabolizzare la sofferenza altrui, specie quella dei bambini
«Sono una persona empatica e mi emoziono facilmente. Sono fortunato a indossare la maschera e non nego che, molto spesso, entrando in reparti come quello oncologico, mi sono commosso. La prima volta che sono entrato in quel reparto me la ricordo benissimo: è stata dura, perché finché non lo vedi coi tuoi occhi non capisci come possano esistere sofferenze simili per dei bambini così piccoli. Ma una volta dentro, scatta un’adrenalina positiva, una forza che ti danno gli stessi pazienti enorme. Sono loro gli eroi che spronano te. Vogliono giocare, ridere: tu sei lì per loro, ma sono loro che ti donano emozioni incredibili», evidenzia.
Mattia non ha fondato associazioni ufficiali per mancanza di tempo, tuttavia questo «resta uno dei miei sogni per il futuro. Per ora sono freelance. Nel tempo, mio fratello e alcuni amici di una vita, hanno deciso di darmi una mano e provarlo sulla loro pelle. Con una raccolta fondi organizzata tra conoscenti abbiamo comprato altri costumi, da Capitan America, Thor, Batman, AntMan e in sei andiamo per i corridoi degli ospedali a rallegrare i bambini, tutti insieme DC e Marvel, per la stessa missione». Mattia non sa ancora quando e come si presenterà al Quirinale per la consegna dell’onorificenza. «Ho anche un costume elegante da Spiderman, ma non so se è il caso», conclude sorridendo il giovane Cavaliere al Merito.








