“Dopo la crisi Covid il Mezzogiorno ha mostrato una capacità di crescita superiore a quella del resto del Paese – risponde l’economista Massimo Deandreis, direttore di SRM, il Centro studi e ricerche sul Mezzogiorno collegato a Intesa Sanpaolo di cui è presidente l’industriale Paolo Scudieri – Tra il 2019 e il 2024 il Pil del Sud è aumentato del 7,7%, contro il 5,8% della media nazionale e il 5,3% del Centro-Nord, confermando un ruolo sempre più rilevante nel quadro macroeconomico italiano.”
Ma il Mezzogiorno non cresce isolatamente. Che vuol dire?
“Che grazie ai forti legami di interdipendenza settoriale, logistica e produttiva con il Centro-Nord, investire nel Sud significa attivare un volano di crescita per l’intero sistema Paese. Pnrr e Zes Unica hanno accelerato questa dinamica, dimostrando che, quando il Mezzogiorno è messo nelle condizioni di operare, è performante e dinamico. Anche la capacità di spesa espressa dalle realtà meridionali sul Pnrr conferma questa maturità.”
Ora si discute della Zes unica come modello nazionale: significa non dare più priorità al Sud?
“La Zes Unica nasce per il Mezzogiorno ed è importante che la strategia di politica industriale nazionale, come di fatto sta accadendo, continui a riporre fiducia in questo strumento. Ma oltre al vantaggio fiscale, credo che il vero successo della Zes risieda nell’efficacia della semplificazione burocratica con l’autorizzazione unica e con l’azione efficace del Commissario Zes. Da questo punto di vista credo che l’esperienza fatta sia un esempio positivo che potrebbe trovare applicazione anche in altri ambiti nazionali dato che tutto il nostro Paese ha bisogno di accelerare sulla semplificazione.”
Oltre alle 4A (Automotive, Abbigliamento, Agroalimentare e Aeronautico-Aerospazio) e al Farmaceutico, quali nuovi punti di forza sono emersi nell’economia Sud?
“Il turismo rappresenta una leva economica, ‘industriale’ e occupazionale sempre più rilevante. Nel 2025 il turismo nel Mezzogiorno registra un aumento delle presenze di circa il 7% rispetto al 2019 trainate soprattutto dagli stranieri, +19% rispetto al periodo pre-Covid, con Napoli al centro di questo rilancio. Ma assumono un ruolo strategico anche l’economia marittima e la logistica portuale: a giugno 2025, ad esempio, i porti del Sud hanno movimentato il 49% del totale nazionale delle merci.”
Non parliamo, immagino, soltanto di trasporti in senso stretto…
“SRM sta iniziando ad occuparsi di underwater, che rappresenta una delle infrastrutture più strategiche dell’economia globale: oltre il 97% del traffico internet mondiale viaggia su cavi sottomarini, si contano più di 400 linee per circa 1,3 milioni di chilometri complessivi. Circa il 30% di questi cavi attraversa il Mediterraneo e il Mezzogiorno è al centro geografico di questo intreccio. È un nodo essenziale non solo per l’economia digitale ma per la sicurezza, la sovranità tecnologica e gli equilibri geopolitici futuri, su cui SRM si concentrerà sempre di più.”
Cresce l’occupazione ma continua l’emigrazione dal Sud, anche di laureati: come va letta questa dinamica?
“Da un lato pesa uno stock storico che continua a limitare l’attrattività del Mezzogiorno per i giovani, dall’altro lato emerge una dinamica positiva che segnala un cambiamento in atto: al III trimestre 2025 gli occupati superano i 6,55 milioni, pari al 27,2% del totale nazionale, con una crescita del 5,9% rispetto al 2019, superiore alla media italiana (3,9%). Anche nell’ultimo anno il Sud cresce dello 0,8%, a fronte di una stagnazione nazionale. Se guardiamo ai dati sui laureati STEM, poi, nel 2024 se ne contano al Sud 23.395, pari al 22% del totale nazionale, con un’incidenza sulla popolazione giovane in aumento. In troppi ancora partono ma chi resta punta su una formazione più qualificata.”
A fine mese Srm presenterà a Bruxelles il rapporto sull’energia con il Politecnico di Torino: in chiave Sud quali sono le novità?
“Non posso anticipare i contenuti del Rapporto che presenteremo al Parlamento Europeo ma un dato voglio mettere in evidenza: il 54% della produzione elettrica rinnovabile italiana, considerando eolico, fotovoltaico e bioenergie, e oltre il 96% della potenza eolica installata è concentrata nelle regioni meridionali e insulari. Più di un terzo della potenza fotovoltaica nazionale è localizzata nel Mezzogiorno, anche grazie a un irraggiamento medio annuo superiore del 20-30% rispetto al Nord. Accanto alle rinnovabili onshore, il potenziale futuro dell’eolico offshore è molto rilevante: a fronte di un solo impianto operativo in Italia (30 MW a Taranto), a settembre 2025 risultavano 132 richieste di connessione per una potenza complessiva di quasi 90 GW. Il Sud è inoltre la principale porta di accesso per i flussi energetici dal Nord Africa e dall’area del Caspio, con terminali in Sicilia e Puglia da cui transita il 77% del gas via pipeline in ingresso nel Paese. Infine, i grandi progetti di interconnessione elettrica sottomarina e il SoutH2 Corridor, nel quadro del Piano Mattei, rafforzano il ruolo del Mezzogiorno come ponte energetico tra Europa e Mediterraneo, non solo economico ma anche geopolitico. Insomma, il Sud anche in questo ambito è strategico.”








