Nelle aziende si evidenzia «un trend di crescita», ma mancano ancora «competenze specialistiche». Lo sottolinea il presidente Manager Italia, Mario Mantovani. Dopo lo sblocco dei licenziamenti, solo il 22% dei manager prevede di licenziare, mentre il 65% prevede di assumere lavoratori giovani e con nuove competenze (61,8%) con percentuali di un certo peso sull’attuale forza lavoro.
È quanto emerge dalla ricerca “Manager Italia Restart: Il lavoro dopo il Covid 19” realizzata da manager Italia, l’associazione dei dirigenti italiani del terziario in collaborazione con AstraRicerche. Oltre 1000 i manager di altrettante aziende del terzo settore (sui 38.000 dirigenti associati) sono stati intervistati sulle modalità con cui si sta affrontando l’uscita dall’emergenza, tra regolarizzazione dello smart working, segnali di crescita e ricerca di nuove competenze tecnologiche.
Nel rapporto si sottolinea che «di fatto tra assunzioni e licenziamenti previsti emerge un saldo positivo del 2,4% rispetto al totale attuale dei lavoratori» e che l’ampia maggioranza dei manager e delle aziende dichiara che il blocco dei licenziamenti non ha influito sulla loro politica in termini di assunzioni con il 48,6% che ha assunto senza limitazioni e il 25% che non avrebbe comunque assunto. «Tra il 26,4% di chi ha modificato il suo comportamento» viene evidenziato «che il 9,2% ha bloccato le assunzioni previste o le ha ridotte (17,2%)».
Le principali motivazioni al ricambio (con assunzioni e licenziamenti da parte della stessa azienda) previste sono: competenze professionali diverse (61,8%), più giovani (40,8%), capacità di cambiare e migliorare le dinamiche del team (37,5%), professionalità/ruoli completamente diversi (23,7%) o figure con un costo minore (22,4%).
Sul fronte della ripresa, il 62% dei manager vede il fatturato in crescita rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemia, e nella metà di queste aziende l’aumento supera abbondantemente il 10%, mentre per il 10,4% si prevede una stabilità. Sono un po’ più di un quarto (27,7%) quelli che lo vedono in calo. Tra questi, meno di un manager su dieci valuta il calo definitivo, per gli altri l’obiettivo di tornare al fatturato del 2019 sarà raggiunto nel 2022 (39,7%), nel 2023 (26,3%) e dopo il 2023 (26,9%).
«I risultati della ricerca evidenziano un generalizzato trend di crescita delle aziende nei settori del Terziario, in alcuni di essi anche rispetto agli anni pre-pandemia» commenta Mantovani. «Segnali positivi che ci fanno ben sperare nella ripresa dopo l’emergenza, superata anche grazie alle qualità dei manager italiani. Ora aziende e dirigenti hanno bisogno di poter contare su competenze specialistiche che ancora mancano a troppi lavoratori italiani».
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