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L’Ue sprona l’Italia sui fondi Safe, si va verso lo stop al taglio delle accise | L’analisi

L’Ue sprona l’Italia a procedere in breve all’attivazione del meccanismo per chiedere i fondi Safe, ovvero i prestiti pensati per aiutare gli Stati membri ad aumentare gli investimenti nel settore della difesa visto il conflitto in corso in Ucraina da oltre 4 anni.

L’Italia può richiedere fino a 14,9 miliardi di prestiti da indirizzare su investimenti urgenti e su vasta scala nella base industriale e tecnologica di difesa europea.

Ma il tempo stringe, il governo deve prendere una decisione entro un mese.

Nell’esecutivo il dibattito prosegue con posizioni differenti.

“Il tempo è essenziale. Incoraggiamo tutti gli Stati membri rimanenti, inclusa l’Italia, a procedere rapidamente con la firma degli accordi di prestito” – commenta un portavoce della Commissione europea.

“Dobbiamo aiutare la nostra industria europea della difesa a incrementare la produzione e ad aumentare le proprie capacità produttive” – aggiunge, sottolineando che – “l’Italia ha una delle più grandi basi industriali della difesa nell’Ue e svolge un ruolo cruciale per la sicurezza dell’Europa”.

Il regolamento Safe non stabilisce una scadenza legale rigida, ma la Commissione europea dovrà presto riassegnare gli eventuali fondi residui.

In totale ci sono sul piatto 150 miliardi, le risorse a disposizione dell’Italia sono inferiori soltanto a quelle stanziate per la Polonia (43,7 miliardi), Romania (16,6) e Francia (15,09).

La Germania invece ha proceduto in autonomia portando autonomamente la spesa per la difesa nel 2026 a 108 miliardi, il livello più alto dalla fine della Guerra Fredda.

Sul Safe “dipende dalla possibilità” che Giancarlo Giorgetti ha.

“So cosa ha voluto dire per lui non essere usciti dalla procedura di infrazione” – sottolinea il ministro della Difesa Guido Crosetto.

“Con me è facile litigare” – argomenta – “con Giorgetti è impossibile.

Io so che Giancarlo sa perfettamente quali sarebbero le cose che io vorrei”.

Proprio il titolare del Mef sottolinea: “Per finanziare la difesa posso usare o le tasse degli italiani o il debito pubblico del Btp, oppure vado a prendere i fondi Safe.

Come ministro dell’Economia e delle Finanze devo valutare se questi 15 miliardi di Safe come debito costano di più o di meno rispetto al Btp.

Il Btp a 10 anni costa 3,6.

Quanto mi costa il Safe a 40 anni?

3,4. La mia valutazione, come qualsiasi consulente finanziario, direi: prendi i Safe”.

Poi chiarisce rispetto alle voci di tensioni con il titolare della Difesa: “Non c’è nessun conflitto con Guido” Crosetto, “che vive una situazione particolare.

Ci sono impegni internazionali che l’Italia deve onorare.

Tutti legittimamente chiedono stanziamenti, chi deve fare il bilancio deve dosarli saggiamente”.

L’Italia infatti ha sottoscritto l’intesa in sede Nato di arrivare al 5% del Pil di spesa per la difesa entro il 2035.

Attualmente il Paese destina al comparto il 2% del Pil, ovvero circa 45 miliardi.

A dominare il tema della spesa è come sempre l’elevato debito pubblico italiano, che ha superato i 3mila miliardi.

L’Italia puntava ad uscire quest’anno dalla procedura per disavanzo eccessivo aperta dalle Ue nel 2024 per liberare risorse da destinare anche alla difesa, ma il rapporto deficit/Pil per il 2026 si è attestato al 3,1%, dunque sopra l’asticella necessaria sotto al 3%.

Sul rapporto deficit/Pil Giorgetti specifica: “La partita non è ancora finita, ci sono ancora i tempi supplementari.

È molto difficile, ma i risultati definitivi ci saranno a settembre. Abbiamo fiducia”.

Il governo, intanto, lascia intendere che si va verso lo stop al rinnovo del taglio delle accise sui carburanti, in vigore con diverse modulazioni a partire dal 18 marzo scorso e attualmente valido fino al 3 luglio.

Con il dialogo in corso per arrivare a un accordo di pace definitivo tra Usa e Iran i prezzi del petrolio si sono momentaneamente raffreddati, con un calo del 20% rispetto al mese precedente.

“Fino ad oggi le risorse le abbiamo spese prevalentemente per abbassare il prezzo del carburante, confido che non saranno necessarie altre risorse su questo nelle prossime settimane” – spiega la premier Giorgia Meloni.

Per Giorgetti “la bonaccia ad Hormuz sta facendo calare i prezzi”, data la “situazione attuale” dei prezzi del petrolio, la proroga del taglio delle accise sui carburanti non appare “più necessaria al momento”.

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