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Lo sviluppo della filiera italiana delle ostriche potrebbe valere 60 milioni | Lo scenario

Legacoop Agroalimentare rinnova il suo forte legame con l’economia del mare e lo fa con la partecipazione alla quarta edizione dell’Italian Oyster Fest, la rassegna dedicata alle ostriche italiane in programma da oggi a domenica lungo la Passeggiata Morin di La Spezia.

L’evento, organizzato dalla Camera di Commercio Riviere di Liguria in collaborazione con Gal Fish Liguria, Op Mitilicoltori Spezzini e Legacoop Liguria, rappresenta l’epicentro del dibattito sul futuro dell’acquacoltura sostenibile in Italia.

L’Italian Oyster Fest non è solo una vetrina gastronomica, ma un tavolo di lavoro strategico”, ha detto la direttrice generale Sara Guidelli. “La nostra presenza qui dimostra quanto la cooperazione creda nel riscatto della molluschicoltura nazionale.

Oggi l’ostricoltura italiana non è più un esperimento, ma una realtà d’eccellenza in grado di competere sul piano della qualità e del rispetto dell’ecosistema.

Ci sono tuttavia due nodi cruciali da sciogliere”, prosegue Guidelli. “Il primo riguarda la fiscalità: serve ridurre l’aliquota Iva sulle ostriche al 10% per allinearci ai principali Paesi competitor europei, in particolare Francia, Portogallo e Spagna, e rendere il prodotto italiano non un bene di lusso.

Il secondo è legato alla transizione ecologica: l’ostricoltura è una produzione doppiamente green.

Le ostriche, per formare il loro guscio, sequestrano CO2 dall’acqua (100 kg di ostriche allevate sequestrano circa 38/40 kg di anidride carbonica) e questo contrasta attivamente l’acidificazione dei mari.

Sostenere le nostre cooperative costiere significa, quindi, investire direttamente nella salute del pianeta e nell’economia dei territori.

Nonostante l’Italia vanti oltre 7mila chilometri di coste e una millenaria tradizione legata all’allevamento dei molluschi, il mercato nazionale dipende ancora fortemente dalle importazioni.

Più del 95% delle ostriche che arrivano sulle tavole italiane è di provenienza straniera, principalmente francese e irlandese.

Gli italiani sono i secondi consumatori di ostriche in Europa.

Inoltre, il consumo complessivo nazionale è in netta crescita, passato dalle 7mila tonnellate annue degli anni ’90 alle 10mila tonnellate annue nel 2024.

Sebbene la quota italiana nel mercato europeo sia ancora contenuta (attorno allo 0,2% della produzione Ue, con circa 200-300 tonnellate annue), i poli produttivi cooperativi d’eccellenza – localizzati in Liguria, Sardegna, Puglia, Emilia-Romagna e Veneto – dimostrano che la qualità dell’ostrica made in Italy ha caratteristiche organolettiche straordinarie.

Lo sviluppo strutturato della filiera potrebbe generare un mercato nazionale dal valore superiore ai 60 milioni di euro.

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