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[Lo scenario] Alla Cop27 gli Usa puntano sui crediti di carbonio per la transizione green

Aumentare i finanziamenti da parte di imprese e governi nelle economie ricche per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre i combustibili fossili. Questo il nuovo programma sui crediti di carbonio che John Kerry, inviato statunitense per il Clima, intende presentare domani alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop27) in corso a Sharm el-Sheikh, in Egitto, aggiungendo che si sta ancora consultando con i rappresentanti di altri Paesi sulla portata e la struttura del programma.

Un funzionario statunitense che ha familiarità con la questione ha detto al Wall Street Journal che il piano mira a raccogliere decine di miliardi di dollari per aumentare la capacità delle regioni e dei Paesi in via di sviluppo di vendere crediti ogni volta chiudono, per esempio le miniere di carbone, o accelerano sulla produzione energetica da fonti rinnovabili. Paesi in via di sviluppo hanno richiesto 1.300 miliardi di dollari di finanziamenti annuali entro il 2030 ai Paesi più ricchi per finanziare la transizione energetica e favorire l’adattamento agli effetti del cambiamento climatico.

Finora le Nazioni più ricche non hanno rispettato neanche il loro impegno di fornire 100 miliardi di dollari all’anno in finanziamenti. «Nessun governo al mondo ha abbastanza soldi per influenzare la transizione. L’entità che potrebbe aiutare di più è il settore privato con la giusta struttura», ha affermato Kerry. Il piano mira a consentire un flusso di denaro per la riduzione delle emissioni in intere regioni del mondo in via di sviluppo, risolvendo una delle debolezze dell’attuale sistema, che concede crediti per la costruzione di singoli progetti di energia rinnovabile ma non garantisce che si verifichino riduzioni nette delle emissioni in un’area più ampia.

La maggior parte dei crediti di carbonio oggi sul mercato sono legati alla costruzione di singoli progetti eolici, solari o altri progetti rinnovabili. Tale generazione di energia rinnovabile potrebbe portare alla chiusura di un impianto a carbone in un’area di un Paese in via di sviluppo, ma non impedirebbe al Paese di dare il via a nuovi impianti a carbone altrove superando i tagli delle emissioni di un singolo progetto green. Mentre i leader mondiali si sono incontrati ieri a Sharm El Sheikh per dare il via a due settimane di colloqui sul clima, i maggiori emettitori mondiali, Cina e Stati Uniti, hanno subito pressioni affinché facciano di più per aiutare i Paesi in via di sviluppo nella transizione energetica.

«Gli Stati Uniti e la Cina devono davvero essere all’altezza», ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron a margine della conferenza, invitando «i Paesi ricchi non europei a pagare la loro quota». I leader al vertice affrontano la sfida di creare consenso in un momento di tensione geopolitica e turbolenze del mercato energetico. La decisione della Russia di invadere l’Ucraina e tagliare il flusso di gas naturale verso l’Europa ha infatti costretto le capitali di tutto il mondo a concentrarsi sulla sicurezza dei loro approvvigionamenti.

L’Europa sta bruciando più carbone e ricevendo forniture di gas naturale liquefatto da tutto il mondo. «L’invasione russa dell’Ucraina e la spregevole manipolazione dei prezzi dell’energia hanno solo rafforzato l’importanza di porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili», ha detto il primo ministro britannico, Rishi Sunak. I delegati di oltre 190 Nazioni lotteranno su come convincere i Paesi ad attuare i loro impegni esistenti per ridurre le emissioni di carbonio in conformità con le promesse fatte al vertice di Parigi del 2015. Assenti dal vertice i leader di Cina e Russia, Paesi che hanno un ruolo fondamentale nella definizione della mappa energetica globale.

Il presidente Usa, Joe Biden, si unirà ai colloqui nel corso della settimana. La conferenza affronterà anche un’altra complicata questione, ovvero se i Paesi industrializzati debbano risarcire finanziariamente i Paesi più colpiti da gravi inondazioni, siccità e tempeste che secondo gli scienziati sono aggravate dagli effetti del cambiamento climatico. Ieri i delegati hanno convenuto che i negoziatori discuteranno ufficialmente della questione, nota come “loss&damage”. Gli Stati Uniti dovrebbero inoltre presentare una proposta molto attesa per ridurre le emissioni di metano, un potente gas serra che intrappola 85 volte più calore nell’atmosfera rispetto al biossido di carbonio.

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