L’Italia resta ferma, ma almeno non arretra.
Il Fondo monetario internazionale conferma le stime sul nostro Paese lasciando invariata la crescita del Pil allo 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027.
Una notizia che, in un contesto internazionale sempre più turbolento, vale quasi come una promozione.
Perché mentre Roma conserva il punto di equilibrio, il resto dell’economia mondiale continua a fare i conti con due forze opposte: da una parte la guerra in Medio Oriente, che frena la crescita e alimenta le tensioni sui prezzi; dall’altra il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale, che prova a tenere acceso il motore dell’economia globale.
L’aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo fotografa proprio questo scenario.
Le nuove previsioni, elaborate prima dell’ultimo aggravarsi della crisi tra Stati Uniti e Iran e quindi destinate a essere riviste se il conflitto dovesse allargarsi, confermano che l’Eurozona continuerà a viaggiare con il freno tirato.
La crescita dell’area euro resta infatti sotto l’1% nel 2026, una velocità decisamente modesta per un’economia che fatica ancora a ritrovare lo slancio perduto.
A pesare sono soprattutto le difficoltà dei due grandi motori europei.
La Germania vede ridursi di due decimali le prospettive di crescita rispetto alle stime di aprile: dopo tre anni tra stagnazione e contrazione, il rimbalzo tanto atteso continua ad allontanarsi.
Anche la Francia perde terreno, con una revisione al ribasso di tre decimali che porta la crescita del 2026 allo 0,6%, mentre per il 2027 resta fissata allo 0,9%.
L’Italia, invece, rimane stabile.
Lo 0,5% non è un risultato esaltante e conferma un’economia che procede a piccoli passi, senza accelerazioni.
Ma almeno evita le correzioni negative che hanno colpito altri partner europei.
Una stabilità che riflette un quadro ancora fragile, nel quale consumi, investimenti e industria continuano a muoversi con prudenza.
Diverso il discorso per la Spagna, che continua a rappresentare il caso di successo dell’Eurozona.
Madrid mantiene una crescita del 2,1% nel 2026 e dell’1,8% nel 2027, confermando una capacità di espansione quasi quattro volte superiore a quella italiana.
A fare la differenza sono una domanda interna più vivace, un mercato del lavoro dinamico e una maggiore capacità di attrarre investimenti.
Lo sguardo del Fondo, però, va ben oltre i confini europei.
L’economia mondiale continua a rallentare.
Per il 2026 la crescita viene rivista al 3%, un decimale in meno rispetto alle stime precedenti, mentre per il 2027 sale al 3,4%.
Numeri che restano inferiori sia alla media del 3,5% registrata nel biennio 2024-2025 sia al 3,7% del periodo precedente alla pandemia.
Un rallentamento contenuto, ma sufficiente a confermare che il ciclo economico globale ha perso vigore.
Il Fondo individua con chiarezza il principale responsabile: la guerra.
Le tensioni in Medio Oriente stanno aumentando i costi dell’energia, alimentando nuove spinte inflazionistiche e raffreddando gli investimenti.
Se il conflitto dovesse intensificarsi, avverte Washington, la crescita potrebbe frenare molto più bruscamente, mentre l’inflazione tornerebbe ad accelerare proprio quando molte banche centrali speravano di averla finalmente riportata sotto controllo.
Finora, tuttavia, lo scenario è stato meno pesante del previsto.
Secondo il Fondo, l’economia mondiale ha dimostrato una resilienza superiore alle attese.
A contribuire sono stati la crescente diffusione delle energie rinnovabili, che ha ridotto la dipendenza dai combustibili fossili, e soprattutto la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale, oggi vero motore del ciclo economico internazionale.
Non a caso gli Stati Uniti mantengono una crescita del 2,3% nel 2026 proprio grazie agli investimenti tecnologici.
La Cina migliora leggermente le prospettive, salendo al 4,6%, mentre l’India, pur rallentando al 6,4%, resta l’economia con il ritmo di espansione più elevato tra i grandi Paesi.
Tra le sorprese spicca la Corea del Sud, che vede la previsione di crescita salire al 2,6%, grazie al boom dell’export di semiconduttori e delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale.
All’opposto, le revisioni più pesanti colpiscono l’Arabia Saudita, la cui crescita del 2026 viene ridimensionata all’1,7%, e la Turchia, che scende al 2,9%.
Il messaggio finale del Fondo resta improntato alla cautela.
Il rischio più immediato continua a essere rappresentato da un’eventuale escalation del conflitto in Medio Oriente, che finirebbe per comprimere ulteriormente la crescita mondiale e riaccendere l’inflazione attraverso nuovi rincari dell’energia.
Ma c’è anche un rischio di segno opposto: l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.
Se la corsa ai titoli tecnologici dovesse trasformarsi in euforia finanziaria, avverte il Fondo monetario, potrebbe nascere una nuova fonte di instabilità per i mercati globali.
In questo scenario, l’Italia resta una nave che procede lentamente ma senza cambiare rotta.
Il problema è che il mare intorno continua ad agitarsi.








