Cenerentola alla riscossa. L’Italia, in ambito europeo, non brilla per sviluppo digitale e tecnologico. Neppure nel settore dei pagamenti. Lo dimostrano i numeri delle transazioni che avvengono attraverso carte di credito e altri sistemi di spesa. E, ancora di più, i dati di penetrazione di questa modalità.
Nel 2019 il mercato nazionale aveva registrato un volume totale di 226 miliardi di digital payments con una penetrazione limitata al 25%. Nulla rispetto agli 828 miliardi del leader, il Regno Unito (Londra è la capitale mondiale del business) che presenta un tasso di penetrazione dell’uso delle card del 65%, ai 551 miliardi (tasso del 54%) della Francia, ai 316 miliardi (21%) della Germania, ai 296 miliardi di Svizzera e Austria (50%) o ai 250 miliardi di volumi dei Nordics (Islanda, Finlandia, Svezia e Norvegia), che hanno un tasso di penetrazione del 59%.
Ma è proprio dall’Italia che può nascere il big continentale. Nexi (capitalizzazione di 9,17 miliardi), portata in borsa nell’aprile di un anno fa dai fondi Advent, Bain e Clessidra (raccolta di 2 miliardi), ha dapprima avviato il processo di integrazione verticale con Sia (valutata 4,56 miliardi) a controllo pubblico (l’83% è in mano a Cassa Depositi e Prestiti) e poi, come annunciato lunedì 2 novembre (martedì 27 ottobre MF-Milano Finanza aveva anticipato l’interesse per il deal), ha ottenuto l’esclusiva (scade giovedì 12 novembre) per conquistare Nets.
La società danese è un boccone ambito perché è attivo in 20 mercati e ha una presenza consolidata in Germania e Polonia. Nexi ha messo sul piatto un’offerta carta contro carta che porterà, dopo il ritiro del colosso Usa Global Payments (52 miliardi di dollari di market cap), alla nascita del numero uno continentale nel settore dei pagamenti digitali e dell’infrastruttura: un polo a tre, con Sia, da 20 miliardi di valutazione.
E’ un segnale molto importante quello che arriva dall’Italia anche perché il settore, uno dei più in crescita a livello mondiale, vivrà nei prossimi anni nuove aggregazioni. Al punto che, come ha ricordato dal ceo di Nexi Paolo Bertoluzzo al recente Salone dei pagamenti, tra 5-10 anni in Europa ci saranno solo due o tre player. Così l’operazione a tre, che avrà in Cdp il socio forte con una quota del 17-18% (i fondi, compreso Hellman&Friedman, avranno in tutto una partecipazione vicina al 30% con un lock-up di due anni), può rappresentare il punto di svolta per il Paese in uno dei business cruciali del futuro.








