La nuova politica tariffaria degli Stati Uniti costituisce uno dei principali fattori di discontinuità del 2025 e accentua i rischi di frammentazione dell’economia mondiale, ma ci sono dinamiche favorevoli in diverse regioni extra Ue (America settentrionale +6,8%, Medio Oriente +7,2%, Asia centrale +6%).
Nonostante le recenti crisi, le esportazioni italiane sono cresciute in valore del +3,2% nel primo quadrimestre del 2026.
Sono alcuni dei numeri contenuti nel 40° rapporto Ice “l’Italia nell’economia internazionale”, presentato oggi, presso la Camera dei Deputati in occasione della celebrazione del centenario dell’Ice.
Il rapporto evidenzia un potenziale esportativo ancora inespresso tra le Pmi italiane fino a 40-47 miliardi di euro e conferma l’efficacia degli interventi dell’Agenzia Ice: le imprese che hanno usufruito dei servizi Ice hanno registrato nel biennio 2024-2025 una crescita dell’export superiore di 6 punti percentuali rispetto alle aziende non clienti.
Il commercio internazionale ha continuato a crescere nel 2025, in un contesto profondamente diverso rispetto alle fasi di più intensa integrazione dei mercati.
Per questo motivo, rafforzare i percorsi di internazionalizzazione significa non solo ampliare il numero degli esportatori.
Le tensioni geopolitiche e commerciali incidono in misura crescente sulla direzione degli scambi e degli investimenti, mentre il ricorso a dazi, sussidi e altre misure di politica industriale accresce l’incertezza e favorisce una riorganizzazione delle relazioni economiche lungo direttrici anche geopolitiche.
In questo scenario, il sistema esportatore italiano conferma una significativa capacità di tenuta.
Dopo la sostanziale stabilità del valore delle esportazioni nel 2023 e la lieve flessione del 2024, nel 2025 l’export di merci è tornato a crescere del +3,3%, raggiungendo 643 miliardi di euro: 163 miliardi di euro in più rispetto al 2019.
La dinamica è risultata superiore a quella media dell’Unione europea e delle sue principali economie, consentendo all’Italia di diventare il quinto esportatore mondiale di merci contendendo al Giappone la quarta posizione.
La crescita è stata sostenuta soprattutto dalla farmaceutica e, in misura più contenuta, dai metalli e dall’agroalimentare, a fronte delle difficoltà di alcuni comparti tradizionalmente rilevanti, tra cui macchinari, autoveicoli e sistema moda.
Gli Stati Uniti mantengono un ruolo centrale per l’export italiano, ma i recenti rialzi tariffari rendono ancora più rilevante ampliare la presenza nei mercati con maggiore potenziale di crescita, anche sfruttando le opportunità offerte dai nuovi accordi commerciali dell’Unione Europea, tra cui quelli con Mercosur, Australia e India destinati ad ampliare significativamente gli spazi di accesso delle imprese italiane ai mercati internazionali.
L’Italia in particolare pesa per l’11% dell’export Ue verso il mercato indiano, per un importo annuo di 5,5 miliardi di euro nel 2025.
Secondo le ultime stime, entro il 2032 dovrebbe raddoppiare l’export Ue verso l’India, facendo risparmiare alle imprese circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi.
L’analisi a livello di impresa mostra, al tempo stesso, che la forza dell’export italiano poggia su un nucleo ampio di esportatori stabilmente presenti sui mercati internazionali.
Su oltre 120 mila imprese esportatrici attive nel 2023, quasi 82 mila hanno mantenuto una presenza continuativa all’estero nel biennio successivo e circa 51 mila esportano senza interruzioni dal 2017, rappresentando il nucleo più solido del sistema esportatore nazionale.








