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L’Europa è in ritardo sulla politica di difesa comune | L’analisi di Paolo Garimberti

Su la Repubblica, Paolo Garimberti riflette sul ritardo con cui l’Europa ha costruito una politica di difesa comune e sostiene che le tensioni odierne all’interno della Nato dimostrino quanto sia ormai rischioso continuare a dipendere dalla protezione degli Stati Uniti.

Dopo gli Accordi di Maastricht, ricorda, si riteneva che una politica estera e di difesa comune sarebbe nata spontaneamente dall’integrazione economica, mentre la sicurezza del continente restava affidata alla Nato e all’ombrello americano.

La fine della Guerra fredda e l’illusione della “fine della storia” contribuirono a rinviare ulteriormente questo obiettivo.

Oggi lo scenario è cambiato.

Le minacce di Donald Trump di ridurre la presenza militare americana in Europa, insieme alle critiche agli alleati per le insufficienti spese militari e per il mancato sostegno nella guerra contro l’Iran, hanno incrinato la fiducia nell’alleanza.

Per l’autore, il vertice Nato si apre in un momento particolarmente delicato: nonostante l’ingresso di Finlandia e Svezia, la Russia continua ad aumentare la pressione sull’Europa, come dimostrano le recenti minacce rivolte alla Polonia.

In vista del vertice, Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Polonia hanno cercato di coordinarsi per sostenere l’Ucraina ed evitare un disimpegno americano nei confronti di Volodymyr Zelensky.

Secondo Garimberti, Kiev è ormai un pilastro della sicurezza europea grazie all’esperienza maturata sul campo.

Resta però aperto il nodo principale: come finanziare una difesa europea capace di affrancarsi, almeno in parte, dagli Stati Uniti.

Le divisioni tra i governi e i vincoli ai programmi comuni di riarmo mostrano le difficoltà dell’integrazione.

A ciò si aggiunge il paradosso della Turchia, un tempo ritenuta incompatibile con gli standard democratici europei e oggi considerata un partner militare indispensabile.

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