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Le guerre, la Ue e le occasioni perdute | L’analisi di Giuseppe Sarcina

Sul Corriere della Sera Giuseppe Sarcina sostiene che Donald Trump abbia fretta di chiudere un accordo con l’Iran dopo sessanta giorni di guerra dai costi elevati, mentre resta incerto se a Teheran vi sia lo stesso interesse.

L’intesa, se arriverà, sarà diversa da quella iniziale: l’Iran potrebbe accettare una pausa nell’arricchimento dell’uranio, ma senza rinunciare al programma nucleare; non c’è stato alcun cambio di regime e, pur indebolita, Teheran ha mostrato capacità tali da frenare il piano americano sullo Stretto di Hormuz.

Sul piano internazionale, Trump ha incrinato i rapporti con diversi alleati, da Emmanuel Macron a Friedrich Merz, da Keir Starmer a Giorgia Meloni, fino a coinvolgere anche il Vaticano, dove Marco Rubio ha cercato una mediazione con Leone XIV.

Le tensioni hanno investito anche le monarchie del Golfo: gli Emirati, colpiti dagli attacchi iraniani, chiedono una linea dura, mentre l’Arabia Saudita punta a un accordo rapido, con rapporti incrinati fino all’uscita degli Emirati dall’Opec.

Sullo sfondo la Cina, che ha gestito la crisi senza contraccolpi rilevanti, mantenendo una posizione solida e sostenendo Teheran come partner.

L’Europa, invece, è rimasta sostanzialmente spettatrice nonostante precedenti di mediazione come l’accordo sul nucleare del 2015 con la partecipazione dell’Unione europea e di Federica Mogherini.

I tentativi recenti di coordinamento non hanno prodotto risultati, configurando un’occasione mancata per rafforzarne il ruolo.

Restano inoltre rischi economici: scenari negativi indicano cali del Pil, aumento dell’inflazione e riduzione di investimenti e consumi, mentre l’instabilità nello Stretto di Hormuz impone alle imprese di rivedere le catene di approvvigionamento, con effetti diffusi su più settori.

Anche per questo, conclude l’analisi, i governi europei avrebbero dovuto agire in anticipo.

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