È un piccolo esercito quello degli oltre 129mila giovani italiani rimpatriati negli ultimi cinque anni.
Non un fenomeno sporadico, ma un trend in consolidamento: i rientri in Italia ogni 100 trasferimenti all’estero erano 26 nel quinquennio 2011-2015, sono diventati 31 in quello successivo, per arrivare a 40 tra il 2021 e il 2025.
Sono alcuni degli elementi che emergono dal focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dal titolo “Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze”, nel quale si analizzano trend e motivazioni di questo fenomeno, che si muove in senso contrario rispetto alla fuga dei cervelli e assume dimensioni sempre più consistenti.
I dati riguardano giovani tra i 18 e i 39 anni che hanno deciso di rientrare in Italia dopo un’esperienza all’estero.
L’età media per il rientro è di 29,6 anni: giovani maturi che hanno probabilmente deciso per il rimpatrio dopo un periodo di formazione o un’esperienza professionale.
Guardando alla geografia dei rientri emerge che la maggior parte provengono da Germania e Regno Unito, con 42 rimpatri ogni 100 espatri, ben sopra la media europea, pari a 32,5.
A sorpresa, tra le destinazioni dei giovani cervelli rientrati in Italia, il Sud non è affatto fanalino di coda, con il 31,7% dei rientri.
La sola Sicilia attrae il 9,2% dei giovani rimpatriati, testa a testa con il Lazio, al 9%.
Staccata, invece, la Lombardia che si piazza al primo posto con il 19,8%.
Proprio le mete di quanti scelgono di tornare in Italia suggeriscono un altro dato importante, confermato dall’indagine dei consulenti del lavoro, cioè che la decisione va spesso oltre le sole valutazioni relative alla retribuzione, per abbracciare una più ampia dimensione di benessere personale.
Sebbene la maggioranza dei rimpatriati avesse già la sicurezza di un posto di lavoro al rientro, ben il 37% ha trovato lavoro solo dopo essere tornato in Italia.
E guardandosi indietro chi ha deciso di rimpatriare non si pente della scelta: più del 70% si dice più soddisfatto della propria situazione personale; mentre il 53,5% considera quella professionale alla pari o migliore.
Non a caso gli aspetti del mondo del lavoro giudicati migliori o uguali rispetto all’estero sono le opportunità di conciliazione vita-lavoro (75%), seguite dal contesto/clima di lavoro (67,9%), dalle tutele del lavoratore (64,3%) e dai benefit (60,7%); mentre soltanto il 42,9% indica salari adeguati al costo della vita.
“Quello dei rimpatri è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese – commenta Rosario De Luca, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro – per questo è importante non solo favorire il rientro, percorso già in atto, ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero”.








