Il nuovo attacco, perpetrato da Trump nei confronti di Powell, è stato così scomposto da provare, in modo irreversibile, che il presidente degli Stati Uniti non esita a ricattare, mediante un uso distorto della giustizia penale, quegli esponenti di vertice della Fed che non si piegano ai suoi desiderata in termini di politica monetaria.
Oltre a compromettere la separazione fra i poteri esecutivo e giudiziario, questo comportamento presuppone che chi decide la politica di bilancio abbia anche piena discrezionalità nel disporre della leva monetaria.
Le ragioni di breve termine, che spingono Trump in tale direzione, sono evidenti. Per evitare una sconfitta alle elezioni di mid-term del prossimo novembre, l’Amministrazione necessita di un’economia in espansione che lasci spazio anche per temporanei aumenti nel potere di acquisto delle fasce di reddito medio-basse e basse; e, in mancanza di un drastico allentamento monetario, il primo impatto delle politiche fiscali (il Big beautiful bill) non basta allo scopo perché favorisce le fasce ad alto reddito.
È inutile ribadire che, se si guarda oltre le elezioni di mid-term, una simile strategia è tossica perché destinata a surriscaldare un’economia statunitense con una struttura distorta dell’offerta di beni e servizi e con squilibri macroeconomici fuori controllo; e, dopo l’inaspettata levata di scudi delle altre più importanti banche centrali e di esponenti cruciali della finanza, è forse pleonastico sottolineare che i comportamenti di Trump e le sue ormai scontate scelte circa il nuovo presidente della Fed stanno compromettendo l’indipendenza della banca centrale statunitense e mettendo a rischio il cuore dei mercati obbligazionari internazionali.
La perdita di indipendenza della Fed non riguarda il vecchio (e nobile) dibattito fra quanti insistono sulla separazione fra obiettivi di stabilità e scelte di sostegno all’economia e quanti richiedono un’accountability delle banche centrali. I comportamenti di Trump mirano a un obiettivo molto più inquietante: eliminare i vincoli monetari nelle scelte di politica economica, ponendo la politica alla guida di un “elicottero” che può spargere moneta a suo piacimento.
Il fatto che ciò avvenga nel cuore dei mercati finanziari internazionali lascia sgomenti.








