“Chi pagherà la Transizione Green?”. È questo il titolo del secondo Cenacolo della Ripartenza che l’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia ha organizzato insieme al Circolo dei Magistrati della Corte dei conti a Roma.
L’evento, moderato dal giornalista Giuseppe Caporale autore del libro Ecoshock, ha visto la partecipazione di Angelica Donati, presidente Ance Giovani e vicepresidente Ance Nazionale, di Giuseppe Argirò, AD Compagnia Valdostana delle Acque e vicepresidente di Elettricità Futura, e di Michele Crisci, Presidente di Volvo Italia e dell’UNRAE.
“Il tema della Transizione Green tocca tantissimi ambiti della nostra vita quotidiana”, ha dichiarato il dr. Stefano Castiglione, presidente del Circolo dei Magistrati della Corte dei conti che ha ospitato la serata. “Anche come Circolo abbiamo attivato un programma per ottenere la certificazione Plastic Free”. Ugualmente il professor Luigi Balestra, presidente del Comitato di Indirizzo dell’Osservatorio Riparte l’Italia, ha ribadito l’importanza del tema scelto per la serata, “anche in considerazione del clima geopolitico che stiamo vivendo e delle resistenze che questo tema suscita a tutti i livelli”.
“Quello della transizione green è il tema dei temi a livello mondiale”, ha conferemato Giuseppe Argirò iniziando gli interventi della serata. “In molti ne parlano con toni giustamente allarmistici, ma non bisogna esagerare, altrimenti il problema sembra essere senza soluzione e i cittadini, sentendosi impotenti, se ne disinteressano. Il tema non è solo ambientale, perché il mondo in realtà si cura da solo. Noi dobbiamo imparare a decarbonizzare l’economia, anche considerando che le energie rinnovabili sono quelle più economiche in assoluto. Quella della transizione è un’opportunità che non stiamo cogliendo”.
“La transizione green ha un costo elevato”, ha confermato Angelica Donati. “Il problema vero è capire chi dovrà sostenere questo costo. Se lo lasciamo interamente sulle spalle dei cittadini o delle imprese, la transizione è destinata a fallire. L’Italia e l’Europa sono chiamate ad aiutare chi non può permettersi di pagare la transizione sugli immobili. Infatti, sul comparto immobiliare, oltre al tema green, bisogna rivedere fortemente tutto l’impianto anti-sismico degli edifici del nostro Paese. In Italia dobbiamo smetterla di occuparci solo delle emergenze quando ormai il danno è fatto e dobbiamo iniziare a pianificare in maniera seria per prevenire i problemi”.
“Il reddito pro-capite italiano non consente di acquistare auto troppo costose”, ha precisato Michele Crisci “Purtroppo nel settore automotive il dibattito politico non sta aiutando a fare chiarezza sulla transizione, spostando l’attenzione su temi in realtà marginali. Il vero problema non è quando dovremo fare a meno del motore endotermico, perché comunque quel momento dovrà arrivare, ma è come ci stiamo preparando per arrivare pronti a quel momento. Serve una pianificazione per il futuro per evitare conseguenze sociali disastrose”.
Non sembrano esserci dubbi sulla strada da intraprendere: “Serve un investimento sociale per diffondere la formazione sulle rinnovabili”, ha ribadito Argirò. “L’Italia è chiamata ad acquisire una sempre maggiore autonomia energetica nazionale attraverso un rinnovamento delle condizioni normative, infrastrutturali e culturali all’interno delle quali si muove oggi il comparto energetico”.
“Siamo al giorno zero della scelta strategica italiana”, ha continuato Angelica Donati. “Il comparto immobiliare deve farsi trovare pronto alla transizione, ma purtroppo mancano ad oggi 150 mila risorse che sul mercato non si trovano. La transizione creerà tanto lavoro nel settore delle costruzioni, ma i ragazzi di oggi non sono più interessati a questo comparto. Il nostro sistema formativo non regge il passo con i cambiamenti tecnologici che sono sempre più veloci. Bisogna ripartire dalle scuole”.
“Oggi abbiamo un problema di convivenza tra il parco auto circolante, sempre più vecchio, e quello elettrico che sta pian piano emergendo”, ha concluso Michele Crisci. “Serve una pianificazione che gestisca in maniera strategica l’impatto sociale della transizione, perché le opportunità che porta al futuro nostro e del pianeta sono infinitamente superiori rispetto alle difficoltà che possono emergere come avviene in qualsiasi fase di passaggio”.








