Un nuovo rapporto pubblicato da Confindustria (Osservatorio Imprese Estere), Confindustria Lombardia e Assolombarda conferma la Lombardia come principale destinazione delle imprese a controllo estero in Italia.
Secondo quanto riportato sono 20.234 quelle presenti sul territorio lombardo nel 2023, generando, nella regione, il 37,9% del valore aggiunto complessivamente realizzato nel Paese da questa tipologia di impresa e il 25,1% del valore aggiunto complessivo regionale.
Il report evidenzia come quasi il 40% della spesa in ricerca e sviluppo delle imprese lombarde (4,33 miliardi di euro) è attribuibile alle imprese a capitale estero, con una spesa molto elevata che sfiora i 95mila euro per addetto.
Quasi un terzo dei ricercatori attivi in Lombardia (il 30,1%) è impiegato presso sede di aziende estere.
Sono dieci i settori sia manifatturieri, come farmaceutica, elettronica, gomma e plastica, sia dei servizi dove la presenza di multinazionali straniere risulta più attrattiva, realizzando quasi 50 miliardi di valore aggiunto e dando lavoro a 409mila addetti, con livelli di produttività del lavoro superiori alla media regionale.
“La Lombardia conferma il suo ruolo di primo piano come polo di attrazione per le imprese estere, a testimonianza di un ecosistema lombardo vivo, efficiente e pronto ad accogliere e valorizzare – afferma il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini –.
Nonostante la leadership nazionale, sono ampi i margini di crescita: rispetto alle principali regioni tedesche, ad esempio, va colmato il gap relativo al minore orientamento alle frontiere tecnologiche più avanzate.
Gli strumenti a disposizione per valorizzare chi sceglie di investire nei nostri territori sono molteplici, e l’introduzione delle Zone di Innovazione e Sviluppo – volta a creare poli tecnologici d’eccellenza attraverso partenariati pubblico-privati per lo sviluppo di infrastrutture, ricerca e trasferimento tecnologico sul territorio – fornirà un’ulteriore spinta attrattiva e competitiva alla Lombardia”.
Spicca, a livello territoriale, la Città Metropolitana di Milano che raccoglie 11.430 unità locali di imprese estere, pari al 56,5% del totale lombardo, e che generano più di due terzi del valore aggiunto regionale delle imprese estere.
Rispetto ai benchmark europei, le imprese manifatturiere estere lombarde si collocano al secondo posto per produttività, dietro alle multinazionali presenti nell’Auvergne-Rhône-Alpes, ma davanti a quelle della Cataluña, del Baden-Württemberg e del Bayern.
Resta al di sotto dei parametri di riferimento tedeschi la quota di imprese estere manifatturiere nei settori high tech: 11,3% contro il 18% del Bayern e il 15,7% del Baden-Württemberg.
Nel terziario, la quota di imprese operanti nei servizi knowledge-intensive è del 46%, inferiore soltanto a quella registrata in Bayern (48%).
“Nel contesto internazionale attuale – sottolinea Barbara Cimmino, vice presidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti –, attrarre investimenti esteri non significa più soltanto offrire un mercato: oggi sono necessari contesti affidabili, stabili e capaci di accompagnare la crescita.
Attrattività significa, infatti, semplificazione, certezza del quadro regolatorio, disponibilità di competenze ed energia competitiva: la competizione tra sistemi economici si gioca sempre di più su questi fattori, con un mercato che opera entro un quadro condizionato anche da interessi pubblici e strategici a livello europeo”.
“In questa sfida, la Lombardia ha tutte le carte per rafforzare il ruolo di primo polo dell’internazionalizzazione italiana, ma diventa essenziale consolidare il coordinamento tra le tre dimensioni entro le quali si opera, vale a dire quella europea, nazionale e territoriale.
È così che si misura la nostra capacità di attrarre nuovi investimenti e consolidare quelli già presenti”, conclude.








