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La guerra ferma le esportazioni di vino per un valore di 80 milioni l’anno con lo stop degli ordini in una ventina di mercati. Preoccupano gli extracosti | L’analisi dell’Unione italiana vini

“Il settore del vino sta già subendo i primi danni diretti generati dal conflitto iraniano. Registriamo l’arresto degli ordini in una ventina di mercati, da quelli del Golfo ad altri limitrofi, che sommano complessivamente un valore annuo delle esportazioni per circa 80 milioni di euro”.

Lo ha detto il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, nel corso del Consiglio nazionale dell’associazione ospitato da Cantina Girlan a Cornaiano (BZ), aggiungendo che “oltre a ciò, si prospettano criticità importanti – dal costo delle materie prime secche a quelle dei trasporti al calo turistico ed enoturistico – non sostenibili da un settore già provato da una domanda in evidente contrazione”.

Come Uiv, ha ancora detto: “richiamiamo il Governo italiano e l’Ue a risposte urgenti sulle possibili misure da adottare anche in favore del nostro settore per mitigare attuali e future dinamiche involutive”.

Secondo l’Osservatorio Uiv, i soli eventuali costi aggiuntivi stimati per le materie prime secche (vetro, carta, cartone, capsule, gabbiette) potrebbero influire sul prezzo finale di una bottiglia da 4 euro in un range compreso tra 10% e 20%.

Le imprese del vino, già costrette dai dazi americani ad abbassare i propri listini export oltreoceano in media dell’11% nel 2025 e del 13% nel primo trimestre di quest’anno, non sarebbero in grado di assorbire l’extracosto.

A ciò si aggiungono i trasporti, sia in ambito nazionale dove già si riscontrano i primi aumenti tariffari, sia per le rotte internazionali con i prezzi dei container stimati in crescita dal 20% al 50%.

A ora, per Uiv, è impossibile quantificare il rischio generato da altre dinamiche, a partire da quelle turistiche ed enoturistiche fino a quelle del rischio inflazione o recessione.

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