De Guindos: “L’immigrazione è essenziale per la crescita economica”
Il tema dell’immigrazione torna al centro del dibattito europeo anche alla luce del calo demografico e delle difficoltà del mercato del lavoro. A intervenire è stato il vicepresidente della Banca Centrale Europea, Luis de Guindos, che durante un briefing organizzato da “La Razón” a Madrid ha definito l’immigrazione “essenziale in Europa ed essenziale in Spagna”.
Secondo de Guindos, oltre la metà della crescita economica spagnola deriva dall’aumento demografico trainato dai flussi migratori. Tuttavia il vicepresidente della BCE ha sottolineato anche la necessità di gestire il fenomeno con equilibrio.
“Dobbiamo cercare di massimizzare i benefici dell’immigrazione e minimizzare i costi o i potenziali colli di bottiglia causati da un aumento demografico così significativo come quello che la Spagna ha sperimentato”, ha dichiarato.
Il riferimento principale riguarda il mercato immobiliare. Per de Guindos è “inevitabile ed essenziale” aumentare l’offerta di alloggi, anche perché, a suo giudizio, la regolamentazione del mercato degli affitti in Spagna “sta limitando l’aumento dell’offerta”, con conseguenze negative soprattutto per i giovani e per la mobilità lavorativa.
Il rapporto tra flussi migratori e crescita del Pil
L’ex ministro dell’Economia spagnolo ha evidenziato un elemento che riguarda non soltanto la Spagna ma l’intera Europa: il rapporto tra crescita economica e andamento demografico.
Secondo de Guindos, mentre il Pil spagnolo cresce a un ritmo doppio rispetto alla media europea, il Pil pro capite resta sostanzialmente stagnante da anni.
Il vicepresidente della BCE ha inoltre avvertito che in futuro i governi potrebbero trovarsi davanti a un bivio politico ed economico. “Il futuro governo spagnolo potrebbe trovarsi ad affrontare, da un lato, la priorità politica di cercare di limitare i flussi migratori e, dall’altro, di cercare di mantenere la crescita economica, quando questi flussi migratori sono il motore principale di tale crescita”, ha spiegato.
De Guindos ha infine ricordato che il flusso dei fondi europei “si interromperà” ad agosto, sottolineando così l’importanza di valutare attentamente le prospettive economiche future.
Centro Astalli: “Investire nell’inclusione”
Sul fronte italiano, il tema dell’immigrazione e dell’inclusione emerge anche dal Rapporto 2026 del Centro Astalli, presentato a Roma.
Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, ha spiegato che dall’esperienza maturata in 45 anni di lavoro accanto ai rifugiati emerge con chiarezza la necessità di investire nell’inclusione.
“La via da percorrere è investire nell’inclusione. Non come risposta emergenziale o atto di generosità, ma come scelta di responsabilità e lungimiranza, capace di valorizzare il contributo che le persone rifugiate possono offrire al Paese”, ha dichiarato.
Secondo il Rapporto, servono “politiche pubbliche coerenti e strutturali, che garantiscano accesso ai diritti, al lavoro e alla casa”.
Il Centro Astalli sottolinea inoltre che il problema non riguarda soltanto l’accoglienza, ma il contesto complessivo. Tra le criticità vengono indicati “un mercato immobiliare poco accessibile, procedure di asilo sempre più lunghe, un welfare sempre più fragile e politiche che continuano a privilegiare il controllo delle frontiere rispetto all’inclusione”.
Il calo demografico e il mercato del lavoro
Nel Rapporto emerge anche il collegamento tra declino demografico e trasformazione del mercato del lavoro.
Secondo il Centro Astalli, “l’instabilità geopolitica, le disuguaglianze globali, il declino demografico italiano e la trasformazione del mercato del lavoro possono diventare fattori di disgregazione, oppure l’occasione per costruire un futuro diverso”.
Nel 2025 il Centro Astalli ha seguito 21.000 utenti, di cui 11.000 a Roma. Nelle sedi nazionali di Bologna, Catania, Palermo, Grumo Nevano, Trento, Vicenza e Padova hanno operato 877 volontari, di cui 306 nella capitale.
I pasti distribuiti presso la mensa di via degli Astalli sono stati 62.162, mentre le persone ospitate nelle strutture di accoglienza sono state 1.118. Gli studenti coinvolti nei progetti “Finestre e Incontri” sono stati invece 31.243.
I dati Istat sulla cittadinanza italiana
Il dibattito sull’immigrazione si intreccia anche con i dati diffusi dall’Istat sulle acquisizioni di cittadinanza italiana.
Nel 2025 circa 23.000 cittadini di origine marocchina hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Il dato ha avuto grande rilievo anche sulla stampa marocchina.
Secondo i dati riportati, il Marocco si colloca al secondo posto tra le nazionalità più interessate dalle naturalizzazioni, dopo l’Albania con 26.000 casi e prima della Romania con 16.000.
I quotidiani marocchini evidenziano inoltre che queste tre nazionalità rappresentano quasi un terzo di tutte le acquisizioni di cittadinanza registrate in Italia.
Sempre secondo i dati Istat, il numero totale degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana è sceso da 217.000 nel 2024 a 196.000 nel 2025, dopo i 214.000 registrati nel 2023.
La crescita della popolazione straniera in Italia
I dati Istat mostrano anche il ruolo crescente dell’immigrazione negli equilibri demografici italiani.
Al 1° gennaio 2026 l’Italia contava 5,56 milioni di residenti stranieri, con un incremento annuo di 188.000 persone pari al 9,4% della popolazione totale.
La crescita, secondo quanto riportato, è trainata soprattutto da un saldo migratorio positivo stimato in +348.000 persone per la popolazione straniera.
Il tema del rapporto tra immigrazione, mercato del lavoro e calo demografico resta così centrale nel confronto europeo, tra esigenze produttive, sostenibilità sociale e politiche di inclusione.








