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[L’analisi] Il voto per il Quirinale e l’irritazione di Mattarella

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Stupore. O meglio, irritazione. Dal Quirinale filtra il sentimento con il quale Sergio Mattarella accoglie le spericolate acrobazie della politica intorno al suo nome e decide di intervenire ancora una volta per confermare quanto segue: un bis alla presidenza della Repubblica sarebbe inopportuno e pericoloso perchè trasformerebbe quella che è una eccezione in una norma.

Ma quale è la miccia che ha dato fuoco alle polveri di questa, peraltro rarissima, precisazione quirinalizia?

Le interpretazioni lette sui giornali – ma ben veicolate dalla politica – sul disegno di legge presentato dal Pd per arrivare alla riforma costituzionale che proprio Mattarella vorrebbe: la non rieleggibilità immediata del presidente e la contestuale abrogazione del semestre bianco. Quasi a volergli togliere l’aura di riforma serissima è stata pubblicizzata dai media come un metodo per permettere il parodosso di una rielezione dello stesso Mattarella, il quale, accontentato per il futuro, sarebbe stato più libero di non lasciare il Colle fino all’entrata in vigore delle nuove norme.

Ecco quindi che il Quirinale, con il suo linguaggio istituzionale, fa capire che non tollera prese in giro: “la circostanza che in Parlamento si proponga di inserire nella Costituzione questo divieto – si fa notare – è infatti motivo di ulteriore conferma della ben nota opinione dell’attuale Presidente”. Basterà? Sicuramente no, visto che ogni giorno che si cancella dal calendario cresce la confusione dei partiti. Oggi a dare una mano al “non possumus” quirinalizio è stato Matteo Salvini che è l’unico a non rimanere nelle nebbie rispetto all’ipotesi di un Mattarella bis: “Mi sembra che Mattarella abbia detto cosa intende fare. Va rispettata la sua volontà ed è giusto il cambio”, ha tagliato corto il segretario della Lega.

Intanto Luigi Di Maio smentisce quelli che definisce “retroscena fantasiosi” che lo indicano come regista di un Draghi al Colle e un Franco a Chigi. Ipotesi peraltro gettonatissima dai parlamentari che temono la fine anticipata della legislatura. Ma se il barometro del Colle oggi fa scendere il nome di Mattarella, grande è il lavorio sotterraneo di Matteo Renzi che sta cercando di coagulare un bacino di Grandi elettori che supera i 70, guarda caso proprio la cifra che servirebbe a Silvio Berlusconi per sperare nell’entrata nel Palazzo che fu dei papi.

Si parla genericamente di un grande centro che proprio Italia Viva inizia a pubblicizzare. Si sta lavorando – spiegano fonti “qualificate” del partito – a una forma di collaborazione parlamentare con Coraggio Italia, sulla base della comune sintonia a sostegno di Draghi”. La federazione dei due gruppi avrebbe un valore politico in vista dell’imminente voto per il Quirinale. Italia viva conta 27 deputati e 16 senatori, Coraggio Italia ha 22 deputati e 7 senatori.

Preferisce rimanerne fuori Carlo Calenda che sottolinea come “la politica si fa sui fatti, sulle azioni concrete” e non “sui giochini parlamentari”. Silvio Berlusconi comunque ci crede anche se Giorgia Meloni continua a manifestargli il sostegno di Fratelli d’Italia ma non si stanca di ripetere che il centrodestra deve avere pronto un piano B.

A confermare che l’ipotesi Berlusconi al Colle potrebbe, seppur divisiva, avere una certa concretezza, ci pensa un vecchio lupo della politica democristiana come Clemente Mastella: “Berlusconi può farcela se riesce a recuperare voti nel gruppo Misto. Se mia moglie lo voterebbe? Se è candidato, perché non dovrebbe votarlo”, spiega serafico. Intanto si parla di una donna al Quirinale, ma per ora sembra un “pour parler” di circostanza. Tanto è vero che continua a girare forte il nome di Giuliano Amato. Romano Prodi invece si dissocia e con realismo ammette: “i conti li so fare, non arriverei neanche a un terzo dei voti”.

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