Nel suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, Giuseppe Sarcina analizza le difficoltà di Donald Trump nella gestione della crisi con l’Iran, sottolineando come il presidente americano abbia imposto quattro ultimatum a Teheran in appena due mesi e mezzo di guerra.
L’ultimo, sostiene l’autore, sarebbe arrivato dopo le pressioni di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, gli stessi Paesi che Washington non aveva consultato prima dell’attacco contro il regime degli ayatollah, sostenuto dal premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Sarcina paragona l’approccio di Trump al “dialogo dei Melii” raccontato da Tucidide: il principio secondo cui il più forte impone la propria volontà al più debole.
Una logica che l’editorialista ritrova anche nell’azione dei negoziatori trumpiani Steve Witkoff e Jared Kushner, impegnati negli ultimi mesi su vari fronti internazionali senza però ottenere risultati concreti.
Secondo l’autore, il “modello ateniese” fondato su arroganza e minacce si è rivelato fallimentare con l’Iran.
Ora Trump si trova davanti a due possibilità: proseguire l’escalation militare, aggravando i danni economici per Stati Uniti, Europa e Paesi del Golfo, oppure cercare un accordo da presentare come un successo politico, anche se ridimensionato rispetto agli obiettivi iniziali.
In ogni caso, osserva Sarcina, la posizione negoziale americana appare oggi più debole rispetto ai mesi precedenti.
L’editoriale si allarga poi al tema europeo.
Da una parte Leone XIV critica il riarmo europeo perché rischia di aumentare tensioni e insicurezza; dall’altra Mario Draghi sostiene la necessità di investire nella difesa comune per rendere l’Europa più autonoma dagli Stati Uniti.
Per Sarcina, l’Europa deve rafforzare sia la propria capacità di difesa sia quella diplomatica, avanzando proposte concrete di mediazione nelle aree di crisi.








