Il Fmi vede il deficit dell’Italia in calo nel 2026, al 2,8% (contro il 3,1% «preliminare» del 2025, soggetto a revisione la prossima settimana) e al 2,6% nel 2027, nonché un rapporto debito/Pil in rialzo quest’anno al 138,4%, dal 137,1% del 2025, fino al 138,8% del 2027.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a Washington per i lavori di Fmi/Banca mondiale, ha rimarcato che “un approccio prudente ai conti pubblici non è un’opzione ma una necessità, soprattutto in un contesto di incertezza e volatilità”, in cui l’Italia ha mostrato “una solida resilienza” a fronte degli scenari nefasti del conflitto in Medio Oriente.
Tuttavia, gli scenari all’orizzonte non promettono bene.
L’impatto della guerra sul Pil italiano varia dello 0,2-0,4%, a seconda del riavvio o meno dei traffici petroliferi nello Stretto di Hormuz, dove transita il 20% circa del greggio globale.
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), nella Nota sulla congiuntura di aprile 2026, ha stimato nel primo trimestre dell’anno un Pil in crescita dello 0,1-0,2%, “con ampi margini d’incertezza”.
Mentre, quanto all’outlook, ha preso in esame due scenari: in caso di consolidamento della tregua e di progressiva riapertura dello stretto, si determinerebbe la normalizzazione graduale di forniture e prezzi dell’energia.
La crescita del Pil registrerebbe un peggioramento rispetto allo scenario pre-conflitto dello 0,2% sia nel 2026 sia nel 2027, mentre l’inflazione avrebbe un aumento quest’anno dell’1,3% e uno nel prossimo dello 0,5%.
Con tensioni più persistenti ma senza escalation militare, invece, la riduzione della crescita del Pil italiano sarebbe di poco meno di mezzo punto sia nel 2026 sia nel 2027, mentre l’inflazione salirebbe dell’1,3% nel 2026 e dell’1,1% nel 2027.
Giorgetti, intanto, ha parlato di “contesto internazionale difficile, caratterizzato da condizioni finanziarie più restrittive e rallentamento del commercio globale”, parlando al Wilson Center, a un evento dedicato ai 165 anni di relazioni bilaterali Italia-Usa.
“Continuiamo a perseguire un percorso di responsabilità fiscale”, essenziale per “mantenere la fiducia dei mercati e rafforzare la capacità di reagire efficacemente agli shock esterni”, ha aggiunto.
La “crescente fiducia” mostrata dai mercati verso i titoli di Stato italiani “riflette questa traiettoria, premiando la determinazione e la coerenza del governo nel perseguire questi obiettivi”.
Giorgetti ha colto l’occasione per ribadire che le relazioni tra Italia e Stati Uniti sono “eccellenti”, perché “diplomatiche, economiche e scientifiche”: in tutte le relazioni ci sono momenti più intensi e un po’ meno, ma “sta a noi navigare nelle situazioni”, assicurando che “le radici delle nostre relazioni affondano nei valori comuni”.
Parole rassicuranti dopo il duro scontro tra la premier Giorgia Meloni e il presidente americano Donald Trump.
Giorgetti ha incontrato inoltre il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent: al centro del colloquio “molto cordiale e costruttivo”, ha riferito il Mef in un post, “l’impatto economico del conflitto in Medio Oriente e le relazioni bilaterali”.








